Riceviamo una lettera aperta, inoltrata ai media locali.
E pubblichiamo:
Concittadini,
Credo che quel che si sia verificato nel corso dei mesi in
città, relativamente alle vicende del siderurgico, meriti una riflessione approfondita
sulla questione e le scelte che ci si pongono di fronte. Molto di quel che
davvero determina la realtà delle cose, a mio parere, è rimasto inespresso.
E non consente chiarezza nell’oggi e nel domani.
Provo qui a riassumere quel che so, chiedendo scusa per eventuali
imprecisioni, difficilmente evitabili in questioni così complesse, allo scopo precipuo
di avanzare una proposta concreta alla cittadinanza, come ai suoi, spesso
inerti, rappresentanti.
Sorvoliamo su quello che le intercettazioni hanno
definitivamente acclarato, di là di ogni conseguenza penale che la magistratura
voglia a esse correlare. Più importante della sanzione penale, infatti, è la
sanzione sociale, volta a stigmatizzare comportamenti civilmente e moralmente
dannosi, anche laddove non integrino specifiche fattispecie di reato. Definiamo
questi ultimi, nell’insieme, una rete di relazioni determinate dai reciproci
vantaggi, no necessariamente rilevanti penalmente, ma che certo ben poco
avevano a che fare con la rappresentanza politica degli elettori, la
responsabilità dell’informazione professionale, la trasparenza della tecnica,
la corretta distanza tra controllati e controllanti.
Siamo liberi di ritenere, pertanto, che detta rete abbia
condizionato e alterato la percezione della realtà nei tarantini e abbia
contribuito in maniera decisiva al cronicizzarsi di mali che ci conducono oggi
in questo cul de sac. Siamo anche liberi di ritenerci non sufficientemente
garantiti dai nostri parlamentari, sindaci, presidenti, sindacalisti,
giornalisti.
Non soffermiamoci oltre sul palese contrasto fra il dettato
costituzionale e le norme del decreto, che capovolge le scelte di valore
dettate nell’articolo 41 della carta. Cosi come sull’inopportunità di
accavallare le attribuzioni del potere legislativo e della funzione giudiziaria
in materia penale.
Ma di ciò si occuperà, quasi certamente, l’alta corte. E non
vorrei essere nei suoi panni.
Entro invece nel merito, per quanto mi riesca, del perché si
è giunti sin qui, del cosa accade ora, del cosa potrà accadere a breve, in base
al decreto e alle scelte dell’azienda, rimessa in possesso dello stabilimento.