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giovedì 17 gennaio 2013

ILVA: lettera aperta a Nicola Porro, che troppo superficialmente pare occuparsi della questione

Nicola Porro, Facebook

Corporeus corpora, secondo tradizione, pubblica qui un intervento dell'Abate, tratto dal Blog di Nicola Porro.

 

Quest'ultimo, in ciò affratellato al primo Giannino, furentemente pro ILVA (come qui ricordiamo), appartiene alla sempre troppo nutrita schiera dei negazionisti. 
La discussione originale, con tutti i commenti e le risposte del giornalista, la trovate sul suo Blog, Zuppa di Porro.


Questo il testo del Porro, da cui tutto trae le mosse... a seguire i commenti abbaziali: il primo pubblicato e sinora, a differenza di altri, senza risposta. 
Il secondo in fase di moderazione, ancora non pubblicato:

Chiudono l’Ilva. Chiudiamo l’Italia

Tanto vale chiuderla, l’Italia. Stop. Fermiamo tutto. Blocchiamo, serriamo, sigilliamo. Ieri i giudici di Taranto a questo nobile intento si sono attenuti. La forma della legge sarà rispettata. Non lo mettiamo in dubbio. Ma già i romani insegnavano: Summum ius, summa iniuria. E cioè il massimo del diritto può rivelarsi il massimo dell’ingiustizia.

mercoledì 12 dicembre 2012

Lettera ai tarantini - Una proposta: come e perché dobbiamo eleggere a Taranto, democraticamente, il garante



Riceviamo una lettera aperta, inoltrata ai media locali.

E pubblichiamo:



Concittadini, 

Credo che quel che si sia verificato nel corso dei mesi in città, relativamente alle vicende del siderurgico, meriti una riflessione approfondita sulla questione e le scelte che ci si pongono di fronte. Molto di quel che davvero determina la realtà delle cose, a mio parere, è rimasto inespresso.
E non consente chiarezza nell’oggi e nel domani.
Provo qui a riassumere quel che so, chiedendo scusa per eventuali imprecisioni, difficilmente evitabili in questioni così complesse, allo scopo precipuo di avanzare una proposta concreta alla cittadinanza, come ai suoi, spesso inerti, rappresentanti.

Sorvoliamo su quello che le intercettazioni hanno definitivamente acclarato, di là di ogni conseguenza penale che la magistratura voglia a esse correlare. Più importante della sanzione penale, infatti, è la sanzione sociale, volta a stigmatizzare comportamenti civilmente e moralmente dannosi, anche laddove non integrino specifiche fattispecie di reato. Definiamo questi ultimi, nell’insieme, una rete di relazioni determinate dai reciproci vantaggi, no necessariamente rilevanti penalmente, ma che certo ben poco avevano a che fare con la rappresentanza politica degli elettori, la responsabilità dell’informazione professionale, la trasparenza della tecnica, la corretta distanza tra controllati e controllanti.
Siamo liberi di ritenere, pertanto, che detta rete abbia condizionato e alterato la percezione della realtà nei tarantini e abbia contribuito in maniera decisiva al cronicizzarsi di mali che ci conducono oggi in questo cul de sac. Siamo anche liberi di ritenerci non sufficientemente garantiti dai nostri parlamentari, sindaci, presidenti, sindacalisti, giornalisti.

Non soffermiamoci oltre sul palese contrasto fra il dettato costituzionale e le norme del decreto, che capovolge le scelte di valore dettate nell’articolo 41 della carta. Cosi come sull’inopportunità di accavallare le attribuzioni del potere legislativo e della funzione giudiziaria in materia penale. 
Ma di ciò si occuperà, quasi certamente, l’alta corte. E non vorrei essere nei suoi panni.
Entro invece nel merito, per quanto mi riesca, del perché si è giunti sin qui, del cosa accade ora, del cosa potrà accadere a breve, in base al decreto e alle scelte dell’azienda, rimessa in possesso dello stabilimento.