In mano a chi stiamo, parola della Digos:
Il potere di uno stencil
A seguire, riprese dal sito Globalproject, le intercettazioni tra Gerolamo Archinà, il grande tessitore delle trame che impedivano anche i più blandi tentativi cittadini di sollevare il problema inquinamento, ed un funzionario della DIGOS tarantina, l'ispettore De Michele.
Quest'ultimo pare riferisse abitualmente fatti di ufficio all'Archinà, in questo caso riguardo alla questione del Cloro Rosso, centro sociale istallatosi in una scuola media abbandonata e malmessa di Taranto. Oggetto delle attenzioni di Archinà e del sindaco, che ne chiedeva lo sgombero, salvo rimangiarselo in seguito alle pressioni di Rifondazione.
Per approfondire rimandiamo al sito linkato. Qui solo le conversazioni, davvero poco edificanti. Che commentiamo brevemente in coda.
È bene ricordare che durante lo sgombero del Cloro Rosso, avvenuto
esattamente la mattina dopo le rassicurazioni dell'ex assessore comunale
Pennuzzi sullo "stare tranquilli", gli attivisti decidono di telefonare
al consigliere comuale Voccoli, designato dall'amministrazione a
seguire la questione "Cloro Rosso", che insieme all'assessore regionale
alle politiche giovanili Fratoianni (quel giorno a Taranto), decide di
recarsi dal sindaco per avere spiegazioni su quanto stava accadendo.
Telefonata dell'8 giugno 2010 tra Girolamo Archinà (Ilva) e Cataldo De Michele (Digos)
De Michele: poi abbiamo sequestrato nella sede del Cloro Rosso il
clichè dello stampo che hanno fatto sui muri e sui marciapiedi.
Archinà: ah! E quindi?
De Michele: abbiamo fatto il sequestro penale a carico dei soggetti perché abbiamo fatto lo sgombero stamattina
Archinà: ah, avete fatto...si perché ho visto l’assessore...
