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mercoledì 16 gennaio 2013

ILVA: per Clini finisce il gioco del silenzio. L'azienda non riparte, gli stipendi di febbraio sul filo del rasoio

Il coils dello scandalo, un milardo di euro sotto sequestro. Immagine Corgiorno.

"C'è da star svegli ..."




Clini ha abbandonato il silenzio e si è lanciato in affermazioni apodittiche, senza alcun appiglio formale nè sostanziale. Alla maniera che abbiamo imparato a conoscere nel tempo. 

Ecco che leggiamo su Manduria Oggi:

Prendo atto della decisione del Tribunale dell’Appello di Taranto in merito alla richiesta della Procura della Repubblica sull’eccezione di costituzionalità della legge 231/2012. La legge ha integralmente recepito le prescrizioni stabilite dalla Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), rilasciata all’ ILVA il 26 ottobre 2012, che impongono - in anticipo rispetto alle scadenze europee - l’impiego delle migliori tecniche disponibili per la produzione di ferro e acciaio, ai fini della tutela della salute e della protezione ambientale. Per dare attuazione all’AIA è necessaria la continuità produttiva dello stabilimento.
Per questo motivo la legge stabilisce ‘la prosecuzione dell'attività produttiva anche quando l'autorità giudiziaria abbia adottato provvedimenti di sequestro sui beni dell'impresa titolare dello stabilimento’.
Inoltre, agli stessi fini, è stato rimosso, direttamente e con effetto immediato, il vincolo del sequestro degli impianti e dei prodotti, disponendo che ILVA “è immessa nel possesso dei beni dell’impresa ed è in ogni caso autorizzata alla commercializzazione dei prodotti, ivi compresi quelli realizzati antecedentemente alla data di entrata in vigore della legge
La legge è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 4 gennaio 2013. E’ un provvedimento urgente. Ad oggi l’impresa non ha la disponibilità dei prodotti diversamente da quanto previsto dalla legge, e questa situazione può compromettere il rispetto delle prescrizioni e dei tempi stabiliti dall’AIA per la protezione della salute e dell’ambiente. Desidero sottolineare che, in attesa che la Consulta si esprima, la legge deve comunque essere applicata.

Ben più importante di questo imperativo fine a sè stesso - che istilla l'ennesimo dubbio sul perchè e percome un ministro dell'ambiente possa esprimersi in tal modo, quasi non fosse conscio affatto dei problemi sistemici che il decreto, poi legge, comporta - il commento del direttore del personale dell'ILVA. Esso, confermando quanto disse in passato il presidente Ferrante, da noi appositamente ricordato nel post immediatamente precedente, suona così:

mercoledì 12 dicembre 2012

ILVA, ma quale emendamento... Corrado Clini, l'eversore: J'accuse...

E' asciut' pazz' o' padron... 

(ai fini di una compiuta esperienza multimediale, si suggerisce di leggere il testo dopo aver dato il play al brano, quale migliore colonna sonora possibile...)

 

Il ministro Clini supera se stesso. Come e perchè questo governo giunge ormai all'eversione. Ragioni di fatto e di diritto perchè Napolitano non firmi il fantomatico "emendamento interpetativo".

Presidente, non firmi!!!
Delle incongruenze, contraddizioni, mezze verità, falsità che Corrado Clini ha offerto al popolo italiano in questi mesi abbiamo tante volte scritto.
Come direbbe Catograham, qui, qui e qui, ad esempio...

Oggi purtroppo si giunge a dichiarazioni eversive dell'intero sistema giuridico e politico.
E ciò avviene quando oltre ai contenuti anche la forma, che nel diritto è sostanza, viene irrimediabilmente calpestata. Dal corriere del mezzogiorno le parole di Clini :
«il Consiglio dei ministri ha deciso che il Governo presenterà un emendamento "interpretativo" al decreto salva-Taranto. Con l’emendamento si chiarisce che la facoltà di commercializzazione dei manufatti da parte dell’Ilva, riguarda anche quelli prodotti prima dell’entrata in vigore del decreto salva-Taranto e attualmente sotto sequestro».

La vicenda processuale, sebbene ancora in fase preliminare, per quel che riguarda le decisioni della magistratura requirente e giudicante, riguardo alle ipotesi di crimini e di danni in corso ed i provvedimenti cautelari ad essi riferentesi, è definita da lungo tempo.
Su di essa è intervenuto il governo con una decreto che sovverte l'ordine dei valori costituzionali di dignità umana e diritto all'impresa ed al lavoro. Per di più incidendo direttamente su provvedimenti esecutivi emessi dagli organi competenti, in campo penale. Ma adesso si va oltre...

Scrivevamo pochi giorni fa:

Qui a seguire il decreto pensato per l'ILVA, allo scopo di subordinare salute e vita alla produzione, al lavoro ed al profitto. Poichè non è affatto impossibile fermare e poi riprendere dopo i necessari interventi, si tratta ovviamente di una scelta valoriale di cui prendiamo atto. Certamente non scevra di conseguenze.

Ed anche, altrove:

Nel frattempo il ministro Clini si produceva in interventi di grande pochezza, come sempre sottaciuta, presso reti televisive.
Nonchè, in combutta con Mario Monti e tanta politica italiana, nel famoso decreto, forse oggi controfirmato.
Di ciò tratteremo in apposito post, ma sin d'ora tutto si manifesta con le caratteristiche dell'ennesimo aborto di un potere logoro, pavido, ipocrita e con gravi problemi di sovranità. Poichè le norme ordinarie di competenza non sono state intaccate, esso non interrompe nemmeno il corso delle indagini, nè necessariamente i provvedimenti ad esse relativi. Aprendo prospettive di impugnazioni per anticostituzionalità destinate a scuotere alle fondamenta il nostro già deprivato sistema normativo. Quanto tempo sprecato...

Questo è appunto l'apposito post. Attendevamo giusto che le cose andassero dove credevamo.
Bene, cioè male. Veniamo al dunque.

sabato 8 dicembre 2012

ILVA: Archinà alle prese col "Cloro Rosso", Stefàno con l'ignavia sua...

In mano a chi stiamo, parola della Digos:

Il potere di uno stencil

 

A seguire, riprese dal sito Globalproject, le intercettazioni tra Gerolamo Archinà, il grande tessitore delle trame che impedivano anche i più blandi tentativi cittadini di sollevare il problema inquinamento, ed un funzionario della DIGOS tarantina, l'ispettore De Michele.

Quest'ultimo pare riferisse abitualmente fatti di ufficio all'Archinà, in questo caso riguardo alla questione del Cloro Rosso, centro sociale istallatosi in una scuola media abbandonata e malmessa di Taranto. Oggetto delle attenzioni di Archinà e del sindaco, che ne chiedeva lo sgombero, salvo rimangiarselo in seguito alle pressioni di Rifondazione.

Per approfondire rimandiamo al sito linkato. Qui solo le conversazioni, davvero poco edificanti. Che commentiamo brevemente in coda.



È bene ricordare che durante lo sgombero del Cloro Rosso, avvenuto esattamente la mattina dopo le rassicurazioni dell'ex assessore comunale Pennuzzi sullo "stare tranquilli", gli attivisti decidono di telefonare al consigliere comuale Voccoli, designato dall'amministrazione a seguire la questione "Cloro Rosso", che insieme all'assessore regionale alle politiche giovanili Fratoianni (quel giorno a Taranto), decide di recarsi dal sindaco per avere spiegazioni su quanto stava accadendo.

Telefonata dell'8 giugno 2010 tra Girolamo Archinà (Ilva) e Cataldo De Michele (Digos)

De Michele: poi abbiamo sequestrato nella sede del Cloro Rosso il clichè dello stampo che hanno fatto sui muri e sui marciapiedi.

Archinà: ah! E quindi?

De Michele: abbiamo fatto il sequestro penale a carico dei soggetti perché abbiamo fatto lo sgombero stamattina

Archinà: ah, avete fatto...si perché ho visto l’assessore...

martedì 27 novembre 2012

Decreto n.90, 23 maggio 2008 (convertito 14 Luglio): una sorte simile per ILVA?



Il giurista, per il grande Arcimboldo

Un post per giuristi.

A seguire la legge che consentì una soluzione d'imperio alla congestione della raccolta e dello smaltimento rifiuti in Campania, introducendo elementi di legislazione emergenziale, essenzialmente anticostituzionali. 

In neretto i commi di maggior interesse ai fini di una (teorica), assai pericolosa, applicazione al caso ILVA. Da parte di un governo che non gode nemmeno del crisma democratico elettorale.

Dall'articolo 6 in poi le disposizioni riguardano prettamente lo smaltimento dei rifiuti e non hanno in questo contesto alcun interesse.

Riservo le mie considerazioni in merito a prossima pubblicazione.

 

 

                      

Testo del decreto legge n.90 del 23 maggio 2008 recante: «Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nei settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile» con le modifiche apportate dal Parlamento in sede di conversione.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Visti gli articoli 9 e 10 della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto l'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327;

Visto l'articolo 107 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;

Visto il decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401;

Visto il decreto-legge 17 febbraio 2005, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 aprile 2005, n. 53;

Visto il decreto-legge 30 novembre 2005, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 2006, n. 21;

Visto il decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 dicembre 2006, n. 290;

Visto il decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 luglio 2007, n. 87;

Ritenuta la straordinaria necessita' ed urgenza di adottare adeguate iniziative volte al definitivo superamento dell'emergenza nel settore dei rifiuti in atto nel territorio della regione Campania;

Considerata la gravita' del contesto socio-economico-ambientale derivante dalla situazione di emergenza in atto, suscettibile di compromettere gravemente i diritti fondamentali della popolazione della regione Campania, attualmente esposta a rischi di natura igienico-sanitaria ed ambientale;
Considerate le ripercussioni in atto sull'ordine pubblico;

Tenuto conto della necessita' e dell'assoluta urgenza di individuare discariche utilizzabili per conferire i rifiuti urbani prodotti nella regione Campania;

Considerato il continuo svilupparsi di incendi dei rifiuti attualmente stoccati presso gli impianti di selezione e trattamento, ovvero abbandonati sull'intero territorio campano, e della conseguente emissione di sostanze altamente inquinanti nell'atmosfera;

Fabio Riva, o' latitante... ed altre amenità (si fa per dire)

Fabio Riva: dalle cene con Carminati e Marcegaglia....













...alle emozioni cantate da Gianni Celeste.
...chella sera è accummenciata a strada longa
a paura ca nun saie si po ferni'
a valiggia fatta in frett’, o’ pensiero
per tua moglie ca nun po’ sta ‘nzieme a te

e chill'occhie re criature nun capevan’
a’ raggione ca’ partive sule tu
ti strigneste forte forte
e po’ nun t'hanno viste cchiu

nu latitante nun tene cchiu niente
luntano rr'o bbene, a nascust' da gente
l'urtim' amico adeventa importante
ppe' ffa nu regal' a chi aspett' a papa

nu’ latitante è na foglia int'o viento
nun pò allucca, nun pò ddi so innocente
telefon' a casa ppe' ddi sulamente
riman’ è Natale, vulesse turna'...

(video in fondo al pezzo)


Immaginavamo bene: Fabio Riva è irreperibile da ieri, quindi latitante . Definitiva contezza ce ne dà  lettera43:

Fabio Riva, il vice presidente di Riva Group, ricercato per associazione a delinquere, corruzione e reati ambientali, è latitante

ed anche articolo3:

Fabio Riva, il rampollo della dinasty, è irreperibile, c'è chi lo da in America, chi in Algeria, lo insegue un'ordinanza di custodia cautelate in carcere per associazione per delinquere, corruzione e reati ambientali
che come vedete ipotizza anche alcuni luoghi di possibile fuga.
Qui una foto (prima fila, sinistra) lo ritrae di recente ad un convegno presso un lussuoso relais di Taranto, il club Histò, che avrebbe poi ospitato Oscar Giannino:

lunedì 22 ottobre 2012

Superperizia Tarasleaks: Balduzzi a Taranto, evviva evviva, sinite parvulos...

Quale sarà la profilassi del ministro Balduzzi per Taranto??

Il ministro Balduzzi ci gratifica della sua celeste presenza, così a lungo negata.  Corporeus corpora proclama un giorno di "festeggiamenti" e celebra l'evento con la pubblicazione della perizia integrale dei tecnici, prodotta in Luglio dal GIP insieme al decreto di sequestro. 

Essa rappresenta il documento più recente sulla questione sanitaria ed ambientale di Taranto, in quanto l'ultimo studio "Sentieri"si ferma al 2009.


Del ministro Balduzzi e dei suoi struggenti silenzi sul caso ILVA avevamo già parlato, in apposito post. L'uomo è amante del non detto. La RAI, ad esempio, lo sa benissimo
Esperto di profilassi, mai di profilattici (per carità, un brivido democristiano ci percorre le pudenda al solo pensiero...), alfine interviene su dati clamorosi provenienti dal suo stesso ministero... 
A quasi un anno dall'abbattimento di migliaia di capi di bestiame per diossina, ad appena quattro mesi dal sequestro dell'acciaieria più grande d'Europa, ad oltre un mese dalla diffusione ufficiosa di dati sensibili provenienti dall'ultimo documento SIN che appunto il ministro viene oggi a presentare, egli giunge in città, in prefettura.
Ribadiamo qui le domande che gli abbiamo idealmente posto qualche settimana fa:

· Cosa pensa delle affermazioni dell'ex prefetto Ferrante, che mente persino sui panini e le bevande agli operai (proprio lui che rappresentò a lungo lo Stato dando di sè un'immagine inquietante), per cui a Taranto non vi è rischio particolare per nessuno?

· Che ne dice del collega Clini, che utilizza i medesimi argomenti aziendali per controbattere le posizioni del tribunale e degli ambientalisti, qualificandosi come il primo ministro dell'ambiente apertamente antiambientalista, negando persino la validità di ogni risultanza scientifica che colleghi ILVA a malattie?

· Che ne dice, soprattutto, delle risultanze scientifiche emergenti da così tante fonti, alcune addirittura ministeriali? Che devono fare i cittadini che egli è chiamato a difendere nel bene primario della salute ed a rassicurare sulle sorti dei loro cari?  Sa o non sa?


Ma Corporeus Corpora, eccitato dalla presenza ministeriale in città, vuole fare di più, vuole contribuire anche al di fuori della prefettura, vuole una volta di più far "conoscere per deliberare". Insomma vuole celebrare l'evento con un nuovo Tarasleak.
Avevamo annunciato che il nostro interessamento alle vicende dell'acciaieria sarebbe progressivamente divenuto sempre meno processuale, sempre più tecnico.
Ecco perchè chi prosegue nella lettura trova, a disposizione per la consultazione online, la perizia integrale che accompagna il decreto di sequestro del 25 luglio 2012, da noi pubblicato in versione prima parziale poi completa

lunedì 20 agosto 2012

Corporeus corpora fa scuola! Siamo lieti di mostrarvene le conseguenze: sul "Fatto quotidiano" le motivazioni del riesame in originale

Cliccate qui sulla didascalia per i testi!

Ecco le 124 pagine delle motivazioni del tribunale del riesame di Taranto, depositate in data odierna: Il "Fatto quotidiano" segue la nostra strada.

Sollevandoci dall'ingrato compito di svolgere un complesso lavoro redazionale, noi redazione non essendo, il "Fatto quotidiano" fa da sè quel che per settimane abbiam fatto noi. Cioè pubblica i testi scannerizzati dei documenti originali, provenienti dal processo ILVA.

Fine della fusione dell'acciaio made in Taranto: le motivazioni del riesame

il dr. Franco Sebastio

Ancora qualche dubbio, ma soprattutto una certezza. Finalmente.

Corporeus corpora in questi giorni ha ascoltato rumors di indagini a carico di funzionari ARPA e dell'ASL di Taranto, per un numero che supererebbe la decina.
Senza voler fare di tutta l'erba un fascio, la storia locale di connivenze con la grande industria, che abbiamo cercato di raccontare nei tanti post precedenti, è molto lunga e non ci stupisce nessuna delle notizie attuali.
Come i nostri lettori sapranno, non ci meraviglia che il sostituto procuratore Sebastio rivendichi, del tutto legittimamente, l'indipendenza del giudizio rispetto alle esigenze politiche e sociali: non esiste in effetti alcuna concertazione possibile, se si giunge nelle aule del tribunali. Si patteggia, al limite, solo con l'imputato. 
Le evanescenti parole dei ministri, giunti a Taranto il 17, potevano rassicurare solo la stampa equivicina, caratteristica di un paese che finanzia largamente, con soldi pubblici, i suoi media. Sottratti quasi integralmente al mercato, ma alla mercè della politica.
Ancor meno ci stupisce che un decreto "blindato", come quello della dottoressa Todisco, che abbiamo avuto modo di consultare e poi di pubblicare in larga parte, sia confermato oggi dal riesame anche nell'"intepretazione" fornita dallo stesso G.i.p. , rivolta a fugare l'evidente ambiguità testuale del dispositivo. L'avevamo previsto: il sequestro non prevede alcuna possibilità d'uso, poichè le minacce alla salute ed alla vita, in base a rilevazioni ed indagini di polizia giudiziaria nonchè ai referti di ingegneri e medici, sembrerebbero ben attuali ed incompatibili con la prosecuzione della produzione. 
Solo demolendo la costruzione dell'accusa e le motivazioni del G.i.p. la vicenda avrebbe potuto prendere altra piega. Si applicano quindi le misure cautelari, nell'attesa del dibattimento.

sabato 18 agosto 2012

Onore ad Anonymous Italy, che fruga nei database di ILVA: e chi fruga, trova...

Clicca qui sulla didascalia per accedere ad Anonymous!!!

Estratto dall'illuminante testo bilingue, prodotto dell'indagine in corso sul database ILVA:

L'azione del furfurano non è solo cancerogena: la sola concentrazione del prodotto volatile basta ad incrementare di una considerevole percentuale il presentarsi di malattie pneumologiche croniche, disordini immunologici atipici o persino malattie neoplastiche, ma è anche teratogena, ovvero causa problemi fetali.
Invitiamo gli operai dell'ILVA a meditare sulla teratogenia dei furani, poiché mettono a rischio anche i loro futuri figli, oltre che loro stessi; il genoma corrotto può dare origine a deformità, malattie immunologicamente congenite e persino incrementare la probabilità di contrarre malattie neoplastiche nei nascituri. Lottare per difendere non solo il posto di lavoro ma anche la salubrità, è un diritto e un dovere allo stesso tempo.

giovedì 16 agosto 2012

Siamo rimasti in tre... ma siamo i padroni del mondo!!!

Il Borbone se la squaglia, abbiam vinto la battaglia, VIVA HURRAH!!!

In occasione della visita prossima dei tre ministri a Taranto, noto come questi, se vogliamo, assonino con i tre magi, i tre tenori, i tre terroni ... pertanto ci punge vaghezza ricordare un bellissimo brano, eseguito dal grande Modugno, insieme con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, che intitolavasi confidenzialmente "Siam rimasti in tre...". 
Il riso, scriveva Aristotele, non è poi cosa da ridere.


Buon ascolto:

martedì 14 agosto 2012

Tarasleaks 2012: I due provvedimenti del G.I.P. in seguito alle decisioni del riesame - integrali

Gli atti giudiziari del 10 e dell'11 Agosto 2012 a firma Patrizia Todisco, in originale

La vicenda ILVA prosegue a spron battuto, anche in queste ore. Corporeus corpora, secondo quanto promesso, ha ottenuto i nuovi documenti originali del processo. Che vanno a completare quanto già messo da noi a disposizione nei giorni trascorsi, ovvero:
  1.  Decreto di sequestro con copiosa documentazione tecnica, G.I.P.
  2.  Dispositivo riesame su decreto di sequestro (impugnato da ILVA), Tribunale del riesame
In seguito, nelle giornate del 10 e dell'11, la dottoressa Patrizia Todisco ha ritenuto di intervenire a sua volta sulle decisioni del riesame, alquanto sibilline, come subito riconoscemmo.
Ambedue gli atti sono ampiamente motivati, ma vanno letti in originale. Solo così si può evitare che la strumentalizzazione politica, giudiziaria e giornalistica renda indistricabile il contesto e gli avvenimenti.
Corporeus corpora dichiara sin dall'apertura questo quale scopo principale della sua presenza.
Ecco il primo dei due provvedimenti, n.5488/10, che ha la funzione di tradurre in realtà processuale le indicazioni ricevute dal riesame. Affermando che il testo della sentenza del riesame non prevede la possibilità di produrre alcunchè, se non bonifiche. E ammonisce ad adottare "tutte le misure tecniche necessarie a scongiurare il protrarsi delle situazioni di pericolo e ad eliminare le stesse", in quanto l'impianto del decreto di sequestro viene esplicitamente confermato.
Notate bene che in questo primo provvedimento, di 3 pagine, la nomina del dr. Ferrante quale custode, per come decisa dal riesame, resta incontestata.
A seguire il secondo integrale, inedito, finalizzato questa volta alla revoca del dr. Ferrante quale custode dei beni sequestrati.




















L'atto a seguire, con cui il G.i.p. nega al direttore dello stabilimento Ferrante la qualità di custode, ha come motivazione l'aver egli compiuto atti incompatibili con la sua qualità pubblica, immediatamente dopo la nomina. 

venerdì 10 agosto 2012

Pubblicato il primo provvedimento: "Tarasleak" 2012

CLICCA QUI - Ecco il decreto di sequestro preventivo, 295 pagine ad opera del G.I.P. del tribunale di Taranto, dietro richiesta del procuratore capo Sebastio, che noi pubblichiamo integralmente. In esclusiva sul web. Ci attendiamo commenti ed opinioni, magari anche tecnici. 

Fa seguito al post precedente con il testo integrale del riesame. 

Ogni disponibilità ad allargare la pubblicazione alle pagine non inserite, laddove ve ne sia il motivo.

Qui invece la superperizia che accompagna il decreto, che ne riprende larghi estratti. Versione integrale, quasi 600 pagine.


In questi giorni abbiamo sentito voci secondo le quali l'intervento della magistratura sarebbe animato da ideologia antindustrialista. Anche voci che sentiamo amiche.


Noi riteniamo invece che vi siano questioni sostanziali, ma per cominciare ogni dibattito ci vuole il dato.

Le foto delle pagine dell'ordinanza che pubblichiamo non sono tutte, questo è un estratto: i lettori comprenderanno la fatica dello scattare centinaia di foto, raggrupparle per aree tematiche, infine uploadarle.

Ci riserviamo di allargare la pubblicazione con le pagine mancanti, magari in formato più conveniente, in base alla nostra disponibilità e capacità operativa.

Questo è il primo leak, con allegata opera di digital journalism, della storia di Corporeus Corpora.

Il testo integrale del dispositivo del riesame, sequestro ILVA. In attesa di estratti salienti dell'originario decreto di sequestro

Queste le due pagine del dispositivo che il tribunale ha depositato il 7 Agosto 2012. 

Un nuovo (o seminuovo) genere di documento processuale al confine con l'oracolo, cui ciascuno attribuisce significati differenti a seconda del proprio desiderio o timore. E tutti rientrano, per un verso o per un altro, nelle interpretazioni possibili del testo: insomma uno splendido esercizio, forse obbligato, di ambiguità.
A breve pubblicheremo (cosa più interessante, anche perchè altrimenti irreperibile nei media) il dettagliatissimo decreto originario di sequestro, quello che ha dato vita al can can di queste settimane. Indispensabili a chi voglia capire più a fondo, e meglio, quel che accade e accadrà.
Infine sarà la volta delle motivazioni del riesame:

martedì 7 agosto 2012

Esito del riesame sul sequestro ILVA: una gran confusione

L'arrocco dei poteri forti

Giunge voce dai nostri amici attivisti che il tribunale del riesame ha depositato la sentenza. Qualche ora dopo la conferma ufficiale.

Il sequestro è confermato ma viene concessa la facoltà di utilizzo degli impianti. Cioé non si chiude.

martedì 31 luglio 2012

Dopo Berlino, cadrà anche il muro di Taranto?? Dati, indiscrezioni e previsioni sull'ILVA


Agenti cercano ombra nel maltenuto centro di Taranto
Le sorti dell'acciaieria, oggetto di dibattito nazionale e locale, sono soggette ad un'infinità di variabili.
Postazione Sky sul lungomare cittadino, in attesa degli eventi
Dal punto di vista privilegiato di cui Corporeus corpora dispone possiamo provare a fare un punto della situazione, riportando opinioni e pareri confidenziali di cittadini, dipendenti, esperti ed esponenti istituzionali. Vi mostriamo subito alcune immagini che documentano randomicamente le condizioni della città di Taranto, già duramente provata in ogni suo comparto, che trattiene il respiro in attesa del giudizio del tribunale del riesame, previsto per il 3 di Agosto. 
Il comune di Taranto, da anni in dissesto a causa di scellerate scelte amministrative ultradecennali, vive essenzialmente di monocultura dell'acciaio.  Oltre all'ILVA le realtà di maggior peso restano L'ENI, con la sua raffineria iperinquinante, la Cementir, la Marina militare con innumerevoli basi in ogni dove, l'arsenale ormai in decozione, dopo decenni di malcostume assistenzialista che ha depauperato competenze secolari. Il porto commerciale, che sinora non ha mai decollato ma oggetto attuale di nuovi e vasti investimenti statali. Il call center "Teleperformance", oggetto e soggetto di infiniti tormentoni giuslavoristici. 
Infine le ditte di costruzioni, che hanno costellato la città di palazzine popolari e non, a fronte di un invenduto ed inlocato che fa rabbrividire. 
Tutte insieme non raggiungono nemmeno la metà della forza lavoro impiegata nell'ILVA (che ai tempi dell'Italsider era molto più consistente, persino) e nel suo indotto.
Mappa Sin delle zone a grande rischio ambientale
La questione, giunta nelle mani della magistratura, questa volta corredata da documenti scientifici che attestano quello che in città chiunque sa, per averlo vissuto sulla pelle, ovvero che i numerosissimi casi di malattie respiratorie e neoplasiche trovano una concausa importantissima nell'inquinamento industriale (SIN-Sentieri - chi volesse l'intero documento scrivesse a corporeuscorpora@gmail.com), ha preso una china che non consente soluzioni di comodo. Diossina, benzo(a)pirene, polveri sottili sono state riscontrate e documentate quali pericolosissime per la salute umana. Riscontrate ormai nel pieno del ciclo alimentare locale.
Il tribunale del riesame non potrà cancellare con la spugna queste risultanze. Nè si potrà impedire un rinvio a giudizio, almeno per il cospicuo pregresso. Nè irrilevanti possono essere le indagini della guardia di finanza che hanno riscontrato meccanismi di corruttela generati, sembrerebbe, in seno alla stessa azienda.
Il garantismo è l'essenza del diritto...ma pensare che su queste basi non si giunga a dibattimento è pura follia. O desiderio di sovversione dell'intero ordine costituzionale.
Ritenere che una minaccia attiva, costante, comprovata (almeno nell'opinione del giudice naturale a cui siamo tenuti per legge a dare crisma di verità, per lo meno processuale) possa essere ancora una volta sottovalutata in favore esclusivo dell'occupazione è essenzialmente anticostituzionale. 
Il diritto al lavoro, anch'esso di rilevanza costituzionale (sebbene, per tutta evidenza, non azionabile nudo e crudo in tribunale), non può essere garantito a scapito del diritto alla vita dignitosa di un'intera comunità.
Ma questa è, per così dire, letteratura. C'è anche da dare a Cesare quel che è di Cesare. Diamoglielo - per chi volesse saltare le cospicue argomentazioni, un sunto conclusivo che le riassume è alla fine del testo:

Cifre impressionanti già nel 2006
Non tutti i magistrati sono uguali: come nessuno, del resto
Bandiera italiana, turca e vaticana durante i sacri Misteri
  • Lo stabilimento Ilva, come ampiamente sottolineato su Corporeus corpora, è nato nel 1964. Grandi sforzi son stati compiuti per mantenerlo competitivo. Ma ha quasi 50 anni.
  • L'acciaio, che per decenni fu qui prodotto, aveva come mercato interno le grandi aziende nazionali (Fiat fra tutte), come mercato esterno i paesi sviluppati ed in via di sviluppo che ne necessitavano. I costi dell'acciaio made in Taranto non sono però mai stati bassi.
  • La ricerca sui materiali, a detta di dipendenti e dirigenze, si è arrestata con l'arrivo della gestione Riva. Che cercava lucri immediati e non futuri. Allo stesso modo le condizioni della fabbrica e dell'intera provincia non sono migliorate negli anni. Un alto tasso di emigrazione ha fatto si che le maestranze non abbiano lo stesso livello di quelle che furono formate venti anni fa (e che pure approfittarono largamente della mani buche dello stato). Il prodotto semilavorato venduto da ILVA, pertanto, non è più allo stato dell'arte. In controtendenza netta con le altre scelte del mondo avanzato.
  • Altri paesi emergenti, Cina, Russia, Brasile, India, producono da sè e sono prossimi al livello qualitativo ILVA. Hanno spesso la materia prima vicina, così come i loro mercati, in via di sviluppo. Inutile dire quanto pericolosa sia una simile concorrenza, anche in esportazione. Già dal 2006, come vedete in tabella (CINA + 60%).
  • Le industrie italiane, europee e mondiali sono in forte calo di ordinativi da quasi due anni. Il calo oggi colpisce anche le esportazioni dei Brics. La Fiat ha addirittura cambiato asse, spostandosi in America. Le dichiarazioni di Squinzi sull'indispensabilità dell'acciaio nostrano paiono invero sospette.
  • I programmi di sviluppo e previsioni vendite per colossi quali ILVA sono di medio e lungo periodo. Come dimostra la storia dell'acciaieria che ho già linkato in altro post. Sostenere che i bilanci siano a tutt'oggi in positivo, anche largo, non significa affatto che lo siano nei prossimi anni: la proprietà di ciò è certamente conscia. Aggiungo un dato importante e puntuale, pubblicato oggi dal "Trilione" di Pietro Saccò, che a sua volta lo ricava dal Financial Times: "Le semestrali delle aziende cinesi hanno mostrato cali pesanti. L'80% dei produttori d'acciaio hanno avvertito che i loro risultati saranno inferiori alle previsioni. I ricavi dei colossi statali sono in calo dell'11,6%, quelli del settore industriale privato del 2,2%.". Coordinatelo con la tabella pubblicata sopra: capirete che il problema dell'acciaio esiste ed è attualissimo.
  • Le migliorie che si richiedono per ridurre sostanzialmente l'impatto ambientale nocivo sono di immensa portata e si calcolano in miliardi di euro. A detta di importanti esponenti tecnici ILVA anche in tempi non sospetti (fonti di Corporeus corporoa) si tratta, causa anche obsolescenza, di mettere mano a quasi tutto l'enorme stabilimento. Se le previsioni di mercato non dovessero essere brillanti, come tutto quel che ho scritto farebbe presumere, i costi non sarebbero mai e poi mai ripagati negli anni di efficienza rimasti allo stabilimento. Difficile che un privato possa assumersi l'onere del proprio suicidio. Del resto, se la cosa fosse conveniente per l'imprenditore, egli accetterebbe senza dubbio i costi, cofinanziati. Non credo proprio lo sia.
  • La crescita della sensibilità ambientale, unita al grande numero di decessi, ha reso molto difficile la prosecuzione delle ipocrisie sul tema salute in città. La magistratura tarantina, improvvisamente, ha affidato ad una donna coraggiosa e inflessibile la delibazione dei risultati delle indagini. A mio giudizio la scelta "giusta" non può esser stata casuale, in condizioni di tale rilevanza. C'erano tempre ben più morbide in tribunale, certamente. La legge è una, ma la fanno concreta gli uomini (e le donne) in carne ed ossa. Bonis pauca.
  • ILVA e la sua sodale Anchor, compagnia marittima operante sul porto di Taranto, sono attualmente oggetto di indagini e se ne sta per disporre in questi mesi, auspicabilmente, il rinvio a giudizio per illecita concorrenza con minacce, praticata in danno di altre agenzie marittime del territorio. Grandi interessi si spostano adesso verso il porto, secondo uno schema che pare già testato in Liguria. Non a caso, ritengo, ospiti d'onore dei riti della settimana santa tarantina sono stati diplomatici dell'ambasciata turca presso la santa sede. Corporeus corpora ha avuto modo di scoprire che questa presenza, suggellata dalle bandiere accoppiate durante la notte dei misteri, aveva anche il compito informale di sondare la disponibilità del porto ionico a relazioni strette con gli eredi dei porfirogeneti. Lo sviluppo commerciale del porto coesiste con grande difficoltà col monopolio di fatto garantito dal traffico ILVA, che da solo è circa il 70% dell'intero tonnellaggio, gestito in esclusiva quasi assoluta da Anchor (fonti confidenziali dagli operatori portuali).
  • L'esistenza di una grande acciaieria in grado di riconvertire la produzione in caso di guerra necessariamente insistente sul territorio UE, adempiuta dallo stabilimento tarantino sino alla metà degli anni '90, non a caso allocato tra fortificazioni, radar e batterie antiaeree, può essere ormai soddisfatta nei paesi del blocco orientale, non più sotto la cortina di ferro e pertanto adatte al compito.
  • Alle elezioni comunali del 2012 i gruppi ambientalisti di Taranto (Alta Marea, Taranto Futura etc.), costituitisi negli ultimi 10 anni, anche grazie all'impegno innegabile di alcune personalità forti, sebbene controverse, decidono di candidare il segretario nazionale dei verdi, Angelo Bonelli. Che accetta lo scontro con Vendola e Stefàno, politici della sua stessa famiglia. Senza una grande campagna, raccoglie più del 10% dei consensi (e appena due consiglieri), non giunge al ballottaggio, sulla scorta del "via le industrie inquinanti, senza compromessi". Nè pianificazione per il futuro. Il tutto con straordinario tempismo rispetto ai fatti odierni. In consiglio comunale poi, appena ieri, preferisce il niente al non poco, a suo dire per rispetto del tutto.
  • Il magistrato Todisco mette ai domiciliari cautelari mezza famiglia Riva, alla quale, toccherebbe in teoria, se condannata, pagare centinaia di milioni di euro per danni e ammodernamenti. Pochi giorni prima dell'ordinanza del tribunale il patron Emilio, certo non un inetto, rimuove il nipote, direttore dello stabilimento, nominando al suo posto l'ex prefetto Ferrante, candidato al comune di Milano con sua lista. L'uomo d'ordine e di politica, nella posizione di un manager industriale. Una scelta singolare, che parrebbe indicare il desiderio di una "ristatalizzazione" del complesso siderurgico, non più lucrativo. Soprattutto a fronte delle spese che si paventano ormai come certe.
  • Il ministro Clini si oppone all'ordinanza del gip Todisco, come fosse ministro dell'industria e non dell'ambiente. Propone in origine, ma non firma, l'erogazione di circa 300 milioni di euro per la messa in regola (200 da Stato, 100 da Regione Puglia). Secondo quanto affermano specialisti, la somma non è congrua affatto allo scopo. Il comune non sarebbe soddisfatto nemmeno della nuova proposta di 336 milioni, articolata così: " Il protocollo d'intesa “per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto” sottoscritto dai ministeri dell'Ambiente, dello Sviluppo economico, della Coesione territoriale, dalla Regione Puglia, da provincia e comune di Taranto, prevede risorse per interventi di riqualificazione ambientale pari ad un importo complessivo di 336 milioni di euro: 329 milioni a carico del pubblico e 7,2 milioni a carico dei privati. Di questi 119 milioni vanno alle bonifiche, 187 milioni per interventi portuali e 30 milioni per il rilancio industriale per investimenti produttivi caratterizzati da un elevato livello tecnologico. Il documento, composto da otto articoli, prevede successivi accordi di programma attuativi, da stipularsi entro 30 giorni dall'effettiva formalizzazione della disponibilità delle risorse. E' prevista una “cabina di regia” presieduta dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e un “Comitato” per assicurare la realizzazione degli interventi e coinvolgere forze sociali ed economiche, proponendo al governo soluzioni operative". (Virgilio go green).  Saremo malpensanti, ma la somma somiglia singolarmente al costo totale della cassa integrazione per i dipendenti dello stabilimento e connessi.
  • Il Papa, come i suoi predecessori molto vicino alle vicende dello stabilimento, di cui all'epoca la DC fu paladina, insieme a statunitensi e appunto Vaticano (voci storiche del territorio sostengono che buona parte dei dipendenti negli anni '60 fu scelta nelle sacrestie di mezzo sud), parla pubblicamente di contemperazione. L'interessamento del pontefice non è cosa di ogni giorno e segna un momento cruciale nella storia dello stabilimento, l'indice più evidente che non vi saranno tarallucci e vino. Accadde per Alitalia e fu Riva a metterci i soldi. Qui chi li metterà per Riva?
  • Se lo stato finanziasse l'ILVA direttamente o ne assumesse l'impresa ci troveremmo in un campo minato: aiuti di stato a quella che è, almeno formalmente, un'impresa privata, vietati dalla comunità europea. Se fossero invece erogati come cassa integrazione o per risarcimento danni, relativo al periodo ITALSIDER, le cose sarebbero diverse. Ma lo Stato non potrà comunque sostituirsi ai privati. Servirebbe un'altra cordata fittizia di imprenditori. Esistono le risorse per portare a termine un simile progetto? 

  • Indiscrezioni cittadine ad alto livello (fonti di Corporeus corpora) danno all'ILVA poche possibilità di prosieguo. Nella stessa direzione la cancellazione dell'incontro tra Ferrante, il procuratore Sebastio a Lecce, presso il procuratore generale Vignola, su cui pure ieri aprivano i principali giornali locali. 

In conclusione, voglio proporre questa sulfurea interpretazione della vicenda, invero molto complessa, conscio che potrebbe eccedere in dietrologia, ma altrettanto conscio che almeno alcune parti della ricostruzione sono plausibili e tutto si fonda su informazioni e ipotesi che, in buona parte, sono state messe a vostra disposizione corredate da fonti. E che, alfine, siamo in democrazia, forse:

lunedì 30 luglio 2012

Ultim'ora, Taranto: il consiglio comunale approva a sorpresa una mozione significativa

Durante la lunga e sterile discussione sull'ILVA, in consiglio ci scappa la mozione insperata - dal corrispondente in loco

h.15, Taranto: fumoso consiglio dibatte sulle sorti dello stabilimento (sindaco in piedi)

Ordine del giorno: un unico punto, stilare il documento unitario cittadino riguardo alla difficilissima questione ambientale, industriale e giudiziaria in corso. Iniziato alle ore 11.30 del mattino, il dibattito è in corso tutt'ora.
Le posizioni in campo sono assai diverse e con fatica il sindaco Ippazio Stefano, di recente agli onori delle cronache per la sua confidenza con le armi da fuoco, prova a guidare il suo consiglio (con tanto di giunta neonominata) verso un pezzo di carta che proponga la ricerca di un punto di incontro tra esigenze imprescindibili di vita e salute e le necessità dell'impresa e del lavoro. 
Ovviamente trattasi di mera petizione di principio: per parafrasare il primo cittadino, che durante la seduta ha parlato di "necessità di intervento chirurgico solo quando le cure farmacologiche son state tutte esperite e non nè tempo nè modo di fare diversamente", è opinione soprattutto sua che tali cure non si siano già tentate o che vi sia il tempo per vedere come andranno i prossimi tentativi.
h.15, Taranto: striscione sul municipio
Mentre il danno che la magistratura sinora acclara, dopo abbondanti indagini e perizie, è un danno immediato e certo. Forse è il tempo del doloroso "intervento": la piaga, infatti, restando nelle metafore mediche, s'è già fatta abbastanza verminosa da non potersi temporeggiare ancora. Ma non è questo il punto: Il documento verrà votato, approvato e presentato.
Lo valuteremo allora, anche se non credo, in base a quel che mi è stato comunicato, che vi sarà molto altro da dire rispetto a ciò che troneggiava sullo striscione del municipio (in foto). A parte qualche richiesta milionaria rivolta genericamente allo Stato.
Più interessante è che, durante le more della discussione, irrompe improvvisa una mozione ben pensata, ad opera del consigliere D'Eri. Essa è sdoppiata in due punti, che verranno infatti votati distintamente per richiesta dell'assemblea: 
  • L'affermazione perentoria che in caso di rinvio a giudizio nel processo ILVA il comune di Taranto si costituirà senz'altro parte civile.
  • La dichiarazione di intenti che ogni altra nuova attività subentri nel territorio sia considerata prima di tutto per l'impatto ambientale. E che si ricerchino soluzioni alternative alla grande industria o ad un surrogato di essa.
h.15, Taranto: stabilimento senza fumi

venerdì 27 luglio 2012

Speciale: dalla vandea dello statalismo industriale dirigista, poi privatizzato

1964 - Clicca qui - didascalia - per il video

Il Sit in dei dipendenti Ilva a Taranto

 Nelle giornata di ieri migliaia di lavoratori dello stabilimento ILVA di Taranto, ex ITALSIDER - IRI, la cui storia un pò enfatizzata, emendata da molti retropensieri che pur vi furono e da alcune fondamentali considerazioni geopolitiche, potete trovare qui ben descritta, si sono rovesciati per le strade del capoluogo, bloccando il traffico sino ad ora, salvo poche interruzioni. Isolando in breve la città. Una parte cospicua di loro ha manifestato davanti alla prefettura, in un clima di sbalordimento, incertezza ed incredulità che spero le fotografie, di prima mano, sappiano testimoniare. 
In queste circostanze non posso omettere di ricordare un paio di eventi salienti, che legano indissolubilmente la vicenda del gigantesco stabilimento pugliese alla storia maggiore d'Italia: 
  • l'inaugurazione di Italsider, alla presenza di Moro e Colombo, che l'archivio Luce del Senato ci mostra gremita di Stato e parastato, in un trionfalistico videogiornale d'epoca.
  •  la Santa Messa nella notte di Natale dell'evocativo 1968, celebrata da Arcivescovo e Papa presso lo stabilimento industriale, allora di recente costituzione e benedizione.
Papa Paolo VI coll'Arc. Motolese, Notte di Natale 1968, Italsider - Taranto
Trascorsi 50 anni, le risultanze delle indagini della procura di Taranto su atti criminali e di corruttela, unite alle perizie mediche testimonianti un nesso eziologico indiscusso, sommate ai tanti studi nazionali sull'inquinamento locale (che toccherebbe falde acquifere e ciclo alimentare, oltrechè naturalmente l'aria), ci dicono come la miopia degli anni '60, eternata in quei documenti storici e finanche parzialmente contestualizzabile, oggi abbia invece fatto definitivamente il suo tempo.
E con essa l'infornata di dirigismo, sindacalizzazione in malafede, assistenzialismo di Stato, incultura della monocultura, baby pensioni, doppi lavori in nero, appalti pilotati.
Alla luce di quanto sopra detto e linkato, fa davvero inarcare le sopracciglia la tirata della Federacciai-Confindustria, non nuova a manifestazioni di assoluta ipocrisia sull'argomento,  sul sequestro degli impianti siderurgici di Taranto: