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sabato 19 gennaio 2013

ILVA, ultim'ora: un nuovo decreto per Martedì? Il governo solleverà dalla competenza il tribunale tarantino?

La potente arma del governo contro la magistratura riottosa, nel caso ILVA

Alti livelli di diossina e PCB nelle terminazioni nervose di governo, sindacati, confindustria, azienda!!!

Dichiarazioni populistiche, pochissimo serie, si susseguono in nemmeno 24 ore... 



Evidentemente il ministro Clini, durante le sue visite tarantine, deve essersi troppo esposto (forse nello stabilimento, di fronte agli operai, magari per dimostrare la innocuità delle immissioni ILVA) a dosi massicce di diossina e PCB. 
E' il primo caso in cui esse conducono rapidamente alla demenza, ma riteniamo siano state solo fattore scatenante di una eziologia più complessa, certamente genetica.
Resta il mistero di come Mario Monti, vero uomo di paglia dal cuore di panna con la testa di legno, abbia potuto sviluppare la medesima patologia degenerativa della corteccia... visto che a Taranto non c'è mai stato... Per lui, il suo passato e futuro DC (ampiamente illustrato in questo sito nelle "antologie montiane", una e due), preferiamo l'ipotesi empirica enucleata nel post dedicato al potere della droga contro la droga del potere, deducendone certamente la maggior perniciosità dell'ultima. 

L'interessante teoria la trovate qui:  Flower children Vs Frattini & Giovanardi , ma a questo punto aggiungerei "...& Clini & Monti".

Vediamo perchè.

venerdì 18 gennaio 2013

ILVA: referendum cittadino, sentenze. Il comune di Taranto mente? Non sarà parte civile?

L'azienda agonizzante annuncia la fine delle risorse finanziarie.

Un referendum consultivo, tardivo e mozzo, utile forse ai soli piani del Governo. 

Il quesito sulla richiesta dei danni ad ILVA da parte del comune viene rimosso, in quanto tale domanda sarebbe già stata presentata. 

Ma apprendiamo che il tribunale di Lecce non la consente, perchè non nelle competenze dell'ente territoriale...

Corporeus Corpora ha nel frattempo mangiato la foglia sulla vicenda internazionale, mai dichiarata, che determina le sorti dello stabilimento, ben al di là dei suoi attori palesi.


Il notevole caos che in queste ore investe la città di Taranto vede gli operai in agitazione, perchè finalmente consci che non ci sono nè tarallucci nè vino per una composizione all'italiana del grave problema sollevato in questo ultimo anno. Ma noto già, ad esempio, al coriaceo intellettuale tarantino Antonio Rizzo alla fine dei '70.
Le forze di polizia nel frattempo sono onnipresenti, già immaginando gli scenari apocalittici di una vasta parte della popolazione senza stipendi già alla metà di Febbraio. Ministri e commissari arrivano poi alla spicciolata, in successione.

Ma non solo. Notizie si rincorrono in una ridda di conferme, speranze, smentite...

Sino a ieri l'azienda presentava fantomatici piani per il futuro, prevedendo la riapertura di impianti e lavorazioni, nonostante le avvisaglie da noi denunciate al ritmo di "C'è da star svegli...", pezzo uno e due.

Bene, orientiamoci.  

mercoledì 19 dicembre 2012

Ultimora ILVA: Camera, 420 si, 21 no, decreto approvato con la fiducia

Le ragioni del no e dei prossimi guai di questa legge nata male, due interventi chiave - aggiornato, pubblicati in coda Zamparutti (radicali) e Mantovano (PDL)

Il famigerato decreto viene convertito in legge con i numeri che leggete, più 49 astenuti. Dopo un lungo dibattito sui cui gravava già la ragion di Stato espressa da tutte le forze politiche, tranne Radicali ed IDV. 

E con l'eccezione di qualche singolo parlamentare.

La fiducia, chiesta da un governo non eletto su di un tema così sensibile, ha poi messo fine ad ogni discorso ulteriore. Si attende ora il passaggio al Senato.

Ma questo atto irresponsabile, spacciato per il suo opposto, reca già in se i germi che ne mineranno prestissimo fondamenta e conclusioni.

martedì 4 dicembre 2012

ILVA... Ei alfin firmò: ecco a voi il decreto legge ad aziendam

 Qui a seguire il decreto pensato per l'ILVA, allo scopo di subordinare salute e vita alla produzione, al lavoro ed al profitto. Poichè non è affatto impossibile fermare e poi riprendere dopo i necessari interventi, si tratta ovviamente di una scelta valoriale di cui prendiamo atto. Certamente non scevra di conseguenze.

L'espressione di Napolitano dopo le domande sul caso ILVA dei giorni scorsi... ma ei alfin firmò

















DECRETO-LEGGE 3 dicembre 2012, n. 207
Disposizioni urgenti a tutela della salute, dell'ambiente e dei livelli di occupazione, in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale. (12G0234)
(GU n. 282 del 3-12-2012)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 41, 43, 77 e 87 della Costituzione;
Visto il decreto-legge 7 agosto 2012, n. 129, convertito dalla legge 4 ottobre 2012, n. 171, e il Protocollo d'Intesa del 26 luglio 2012 per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto sottoscritto a Roma;
Visto il decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in data 26 ottobre 2012, prot.
DVA/DEC/2012/0000547, di cui alla comunicazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 252 del 27 ottobre 2012, con il quale si e' provveduto al riesame dell'autorizzazione integrata ambientale n. DVA/DEC/2011/450 del 4 agosto 2011, rilasciata alla Societa' ILVA S.p.A. per l'esercizio dello stabilimento siderurgico ubicato nei comuni di Taranto e di Statte, disponendo, ai fini della piu' rigorosa protezione della salute e dell'ambiente, l'applicazione in anticipo della decisione di esecuzione n. 2012/135/UE della Commissione, del 28 febbraio 2012, che stabilisce le conclusioni sulle migliori tecniche disponibili (BAT) da impiegare per la produzione di ferro e acciaio ai sensi della direttiva 2010/75/UE;
Considerato che l'autorizzazione integrata ambientale e il Piano operativo assicurano l'immediata esecuzione di misure finalizzate alla tutela della salute ed alla protezione ambientale e prevedono graduali ulteriori interventi sulla base di un ordine di priorita' finalizzato al risanamento progressivo degli impianti;
Ritenuta la straordinaria necessita' e urgenza di emanare disposizioni per assicurare che, in presenza di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale, qualora vi sia una assoluta necessita' di salvaguardia dell'occupazione e della produzione, il Ministro dell'ambiente possa autorizzare mediante autorizzazione integrata ambientale la prosecuzione dell'attivita' produttiva di uno o piu' stabilimenti per un periodo di tempo determinato non superiore a 36 mesi e a condizione che vengano adempiute le prescrizioni contenute nella medesima autorizzazione, secondo le procedure e i termini ivi indicati, al fine di assicurare la piu' adeguata tutela dell'ambiente e della salute secondo le migliori tecniche disponibili;
Ritenuta altresi' la straordinaria necessita' e urgenza di emanare disposizioni per assicurare la piena attuazione delle prescrizioni della sopracitata autorizzazione, volte alla immediata rimozione delle condizioni di criticita' esistenti che possono incidere sulla salute, conseguendo il sostanziale abbattimento delle emissioni inquinanti;
Considerato che la continuita' del funzionamento produttivo dello stabilimento siderurgico Ilva S.p.A. costituisce una priorita' strategica di interesse nazionale, in considerazione dei prevalenti profili di protezione dell'ambiente e della salute, di ordine pubblico, di salvaguardia dei livelli occupazionali;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 30 novembre 2012;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico;
Emana

il seguente decreto-legge:

giovedì 29 novembre 2012

Taranto, Dies irae dies ILVA: I cavalieri dell'apocalisse in soccorso del siderurgico

Albrecht Durer, "I cavalieri dell'apocalisse"

L'uragano, perfetta metafora dei giorni a venire. 

In queste ore assistiamo al posizionarsi dello schieramento che dalle origini tiene in piedi il siderurgico tarantino, contro ogni evidenza di illegalità, veneficità, antieconomicità. Quasi tutti sono a Roma oggi, per continuare a fare il peggio possibile.

Esaminiamoli insieme.


 

 

Il cardinale Bagnasco

Sulla linea che negli anni '50 portò alla costituzione del siderurgico, grazie alla potente mediazione dell'arcivescovo Motolese, vero selezionatore personale dell'allora Italsider sino a metà degli anni '60 ed anche dopo, ma in condominio con sindacati e partiti, il cardinale e presidente CEI, risvegliato dalla piena operatività del sequestro in corso, azzarda le seguenti dichiarazioni:

«Bisogna che si intervenga velocemente e in modo equo affinché con il tempo e le risorse necessarie si possa risanare quello che è necessario per la salute di tutti e nello stesso tempo mantenere il lavoro per migliaia di famiglie». Il porporato si è detto «convinto che sarà possibile perché è un problema troppo grave».
«Non solo auspichiamo che questa difficile situazione si risolva ma dobbiamo sperare nel buon senso generale. Bisogna intervenire velocemente, anche se non bisognerebbe mai arrivare a questi punti di tensione e drammaticità che fanno male a tutti, ai lavoratori, alle famiglie e alla società intera».
«Ognuno cerca di fare quello che può secondo le proprie competenze e possibilità» ha detto il presidente della Cei, rispondendo a chi domandava se la Conferenza episcopale italiana avesse avuto contatti con il Governo per trovare una soluzione al caso Ilva.
Non dimentichiamoci della messa di Natale del 1968 e delle parole ben più recenti del Papa Benedetto. "Quello che può secondo le proprie competenze e possibilità" indica tutta la potenza temporale della Chiesa Cattolica, di cui buona parte dello stesso governo in carica è manifesta espressione.
Ricordiamoci anche dell'ex arcivescovo Benigno Papa, asserito percettore finale della busta di danaro consegnata da Gerolamo Archinà al perito del tribunale Liberti, di notte in piazzola di sosta. Così come di padre Morrone, segretario della diocesi di Taranto e attualmente accusato di false dichiarazioni agli inquirenti, per aver sostenuto la posizione vescovile, poi addirittura smentito dal presule.
Non dimentichiamo nemmeno che l'Archinà fu insignito del Cataldus d'argento, massima onorificenza del vescovado locale rivolta agli amici della diocesi, particolarmente operosi.
Un uomo "dimesso" poi di botto dal prefetto Ferrante, neopresidente ILVA, come se la proprietà nulla sapesse della trama ultradecennale che le intercettazioni rivelano assai approfondita e poliedrica, dalla stampa locale a Montecitorio, passando per gli enti di valutazione ambientale.
Dulcis in fundo, la messa pro ILVA indetta dall'attuale vescovo Santoro, giunto anch'egli da poco in tempestiva sostituzione del Benigno Papa, cui prese parte con entusiasmo persino la CGIL.
Da ciò si fa presto a passare al prossimo protagonista tradizionale, attuale segretario di quel sindacato, Susanna Camusso.

Il segretatio CGIL Susanna Camusso


"Se siamo arrivati a questo punto penso ci siano grandi responsabilità dell'azienda", ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso a Radio Anch'io. "In altri paesi - ha proseguito - la stessa proprietà ha degli stabilimenti che sono giudicati dai governi e dalle leggi di quei paesi come stabilimenti che non inquinano. C'è una grande responsabilità che si è prodotta nel tempo, scegliendo di non investire rispetto a un impianto con quelle caratteristiche. E penso anche che l'azienda abbia usato una forma di paternalismo per governare la situazione che si sta riproducendo in queste ore. Avremmo preferito dei comportamenti lineari e non antagonisti alle decisioni del Governo da un lato e della magistratura dall'altra".
Il Governo deve decidere anche un' eventuale "partecipazione diretta" nell'Ilva nel caso non si trovasse una soluzione, ha poi detto Camusso: quanto all'Aia messa a punto dal governo, "è una premessa ma non è sufficiente: il lavoro del governo sull'Aia è stato utile ma ora bisogna fare l'ultimo passo", conclude Camusso.

L'ultimo passo è appunto il decreto che in queste ore viene trascritto e che merita un discorso a parte. E forse la statalizzazione dell'acciaieria. C'è da rilevare che la UIL, ad esempio, è molto meno tenera ed arriva a dire con Angeletti "Forse se l'acciaieria è pubblica non inquina più?".
E parliamo comunque dei medesimi sindacati scacciati dalla pubblica piazza pochi mesi orsono, grazie all'intervento di un gruppo di lavoratori ILVA delusi dal tradimento cinquantennale dei loro rappresentanti, che nutrono il solo desiderio che tutto continui come sempre fu, in barba ad ogni morto che si accumula nel cimitero tarantino, anch'esso letteralmente ricoperto dalle polveri sottili che promanano dai parchi minerari prospicienti, giusto oltre il muro di recinzione.
Ci vien facile, per contiguità ideologica, incontrare il prossimo protagonista.

martedì 27 novembre 2012

Decreto n.90, 23 maggio 2008 (convertito 14 Luglio): una sorte simile per ILVA?



Il giurista, per il grande Arcimboldo

Un post per giuristi.

A seguire la legge che consentì una soluzione d'imperio alla congestione della raccolta e dello smaltimento rifiuti in Campania, introducendo elementi di legislazione emergenziale, essenzialmente anticostituzionali. 

In neretto i commi di maggior interesse ai fini di una (teorica), assai pericolosa, applicazione al caso ILVA. Da parte di un governo che non gode nemmeno del crisma democratico elettorale.

Dall'articolo 6 in poi le disposizioni riguardano prettamente lo smaltimento dei rifiuti e non hanno in questo contesto alcun interesse.

Riservo le mie considerazioni in merito a prossima pubblicazione.

 

 

                      

Testo del decreto legge n.90 del 23 maggio 2008 recante: «Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nei settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile» con le modifiche apportate dal Parlamento in sede di conversione.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Visti gli articoli 9 e 10 della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto l'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327;

Visto l'articolo 107 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;

Visto il decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401;

Visto il decreto-legge 17 febbraio 2005, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 aprile 2005, n. 53;

Visto il decreto-legge 30 novembre 2005, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 2006, n. 21;

Visto il decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 dicembre 2006, n. 290;

Visto il decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 luglio 2007, n. 87;

Ritenuta la straordinaria necessita' ed urgenza di adottare adeguate iniziative volte al definitivo superamento dell'emergenza nel settore dei rifiuti in atto nel territorio della regione Campania;

Considerata la gravita' del contesto socio-economico-ambientale derivante dalla situazione di emergenza in atto, suscettibile di compromettere gravemente i diritti fondamentali della popolazione della regione Campania, attualmente esposta a rischi di natura igienico-sanitaria ed ambientale;
Considerate le ripercussioni in atto sull'ordine pubblico;

Tenuto conto della necessita' e dell'assoluta urgenza di individuare discariche utilizzabili per conferire i rifiuti urbani prodotti nella regione Campania;

Considerato il continuo svilupparsi di incendi dei rifiuti attualmente stoccati presso gli impianti di selezione e trattamento, ovvero abbandonati sull'intero territorio campano, e della conseguente emissione di sostanze altamente inquinanti nell'atmosfera;

venerdì 19 ottobre 2012

vie d'uscita



Amici lettori,

già in precedenza avevo lamentato quella che ho vissuto come una caduta di stile di Corporeus Corpora.

Oggi ne lamento una nuova. 

Il mio stimatissimo ed esimio collega e coautore l'Abate di Theleme, nel post immediatamente precedente a questo scrive:



Ci secca ripeterci, ma lo sapevamo da un pò...

Ora non riesco a non osservare come questo stesso stilema lo abbia adottato aprendo almeno un suo post sulla Siria e non so quanti sull'Ilva.

Si dice di certi alti uffici pubblici che i titolari dovrebbero non solo essere, ma anche apparire imparziali, per cui anche questioni di stile, non sostanziali, rilevano, agli effetti della adeguatezza alla carica.

Io sento lo stesso per quando si scrive in pubblico. Aprire insistentemente autoincensandosi, sebbene a ragione, appare come una attitudine non esattamente di ambizione internazionale.

Rilevo fra l'altro che dopo l'endorsement di Corporeus Corpora alla iniziativa di Giannino, lo stesso ci gratificava con uscite infelici o se non altro disinformate sull'Ilva.

In quel caso da Corporeus Corpora non è uscito se non un cenno.

E' vero che in privato l'abate mi aveva invitato a esprimermi in merito su Corporeus Corpora anche avvalendomi dei suoi interventi nei commenti agli scritti lì pubblicati e io non sono intervenuto per pigrizia.

Del resto se l'urgenza era stata sufficiente all'endorsement e non lo è stata alla distanziamento da Giannino sull'Ilva, la pigrizia non è stata solo mia.

Giorgio Gaber cantava
"benvenuto il luogo dove ... il piacere di sentirsi soli è così antico"

Ma siccome ormai dispero di poter fare qualcosa per lo stile di Corporeus Corpora, gravemente compromesso ormai, mi assumo la responsabilità di un intervento autocelebrativo, autoreferenziale, che non aggiunge sostanzialmente niente a quanto già scritto.

Serve piuttosto alla mia autogratificazione e voi, cari lettori, siete la carne da cannone di questa bassa operazione.

Perché insomma io sono fatto di carne e la mia quotidianità è di qualche tacca inferiore a quella degli ambienti internazionali ai quali nemmeno ambisco, per disperazione più che altro.

sabato 13 ottobre 2012

Di nuovo, avevamo ragione: Nessuna attesa per l'altoforno 5. E stessa sorte avrà l' AIA...

"La procura aveva dato cinque giorni di tempo per avviare lo spegnimento degli altiforni per evitare l'ulteriore emissione di sostanze inquinanti [...] ma inizialmente l'azienda aveva annunciato che avrebbe chiuso l'Afo 5 solo nel 2015, per poi fare dietro front e confermare che si sarebbe adeguata all'ordinanza dei magistrati. Oggi scadeva l'ultimatum della procura."


Così scrive ieri Reuters.
Avevamo quindi fatto previsioni corrette, nel post di tre giorni fa, in cui si ciurla nel manico:

Non vi è alcuna possibilità, nè per via di diritto nè per via tecnica di allungare al 2015 lo spegnimento dell'altiforno chiave, quello numero 5. Come invece sosteneva la proprietà.

All'infedele di Lerner il PM Carbone su ILVA
Allo stesso modo, Corporeus corpora ritiene che l'AIA, autorizzazione integrata ambientale, in qualsivoglia modo possa esser concessa in queste ore, rimane quel che è (le dichiarazioni fondamentali del PM Carbone in merito le troverete in video in fondo alla pagina): cioè un provvedimento amministrativo, già concesso più volte senza le debite cautele. Come gli stessi ministri hanno dichiarato.
Esso norma per il futuro e prescrive un insieme di accorgimenti che ILVA non utilizza, al momento. La sola AIA del 2011 ne prevedeva più di 400 come obbligatori. E questo nelle stesse parole della Prestigiacomo, allora al governo.
E altrettanti ne resterebbero da realizzare oggi, in teoria ancora più restrittivi.
Qualora dovesse soddisfarvi, o avviarsi a soddisfarli secondo i piani decisi, sarà autorizzata. 
Ma nessun cronoprogramma ministeriale potrà sostituirsi ai provvedimenti cautelari della magistratura ionica che, in accordo tra Riesame, GIP, Procura, custodi e periti (come da noi efficamente dimostrato), hanno decretato la necessità di uno stop immediato e completo alle emissioni, poichè fonte di malattia e morte. Non solo di inquinamento. Lo ascolteremo, ufficiosamente ma pubblicamente, dalla stessa procura nel prosieguo del testo.

giovedì 11 ottobre 2012

Ritorno al futuro: biciclette e condivisione

La Volkswagen ancora non va in bici, ma ci parla di demotorizzazione

Cari lettori,

non ho scritto in questa sede per un po'. In alcuni post di qualche giorno fa (qui, qui e qui) ho visto quella che sento essere una caduta di stile per Corporeus Corpora.

Sebbene ritenga non conclusa la questione, ritengo anche di aver dato sufficienti indizi su come la pensi in merito.

Il lettore che dovesse domandarsi come possa io rimanere in una simile abbazia, mi sento di rassicurarlo. Quello dell'abate è stato un equivoco e nessuna intenzione discriminatoria era sottesa nelle sue parole.

Lo conosco personalmente e lo so per certo.

La sua delicatezza nell'affrontare simili questioni è pari a quella di un elefante in visita in una cristalleria colpito da un attacco di panico; ma si tratta pur sempre di una questione di stile e non di sostanza.

Per il momento penso di poter continuare a scrivere. Del resto, se il Dalai Lama ha ipotizzato l'inadeguatezza del pensiero religioso, io posso permettermi di collaborare con chi subisce qualche caduta di stile ogni tanto. 

Mi riservo, naturalmente, di tornare sulla questione per cercare di definirla definitivamente, se mi concedete la pigrizia linguistica.

Ora, vorrei riprendere un altro argomento che pure avevo lasciato in sospeso. Quello dei sistemi di illuminazione per biciclette.



Ci porterà lontano, vedrete.

lunedì 8 ottobre 2012

Clini, Archinà, Ferrante, Camusso, Talò... straparlano tutti, mentre Balduzzi tace

il ministro Balduzzi su ILVA preferisce tapparsi la bocca...

La procura detta i tempi del "vero" spegnimento, cinque giorni, dopo mesi di attesa. A quanto pare si prevede anche la possibilità dello spegnimento coatto, dovuto a resistenze aziendali (di più in fondo al pezzo).

Nel frattempo tutti dicono di tutto, tranne chi dovrebbe davvero farci la cortesia di parlare: il ministro della salute Balduzzi. Corporeus corpora ha forse identificato una pericolosissima "sindrome ministeriale"? 

 

Nel frattempo ci apprestiamo a pubblicare integralmente in esclusiva la decisione del GIP Todisco della settimana passata, che rifiuta il piano aziendale e prosegue spedita per lo spegnimento inevitabile. 

 

Non c'è che dire: l'emergenza Taranto, come ormai emerge da perizie processuali, risultanze ASL, Arpa e ordine dei medici, indagini indipendenti di associazioni ambientaliste, dichiarazioni di primari e medici di base, piani di monitoraggio ultradecennali come SIN-Sentieri (consultate estesamente la nostra sezione ILVA allo scopo), è essenzialmente un'emergenza sanitaria, ancor prima che ambientale. Con tutta questa mole di dati ed opinioni si sostiene che la mortalità e l'incidenza di malattie, addebitabili all'inquinamento da emissioni dell'acciaieria (che ricordiamo essere ancora oggi all'80% quella ideata nel 1959...), sia non solo rilevata e rimarchevole, ma anche in cospicuo aumento.


Potremmo aggiungere che basta far due chiacchiere in città con qualche pensionato ex Italsider per apprendere come egli stesso abbia svariate patologie connesse al suo lavoro e come dei suoi colleghi ben pochi siano ancora in giro a raccontare le condizioni medioevali in cui lo stabilimento li fece operare per decenni, sino ad oggi.
Per carità, Corporeus corpora è ben conscio che Italsider fu anche vacca da mungere e che i più raccomandati dei 40.000 dipendenti, che di liscio o di rovescio lì "lavorarono" negli anni '80, spesso ricevettero lo stipendio senza una mansione operativa, finendo per svolgere in nero altre attività private durante l'orario di lavoro e magari oggi godere di una pensione ricevuta a 50 anni per un rischio amianto che mai corsero nel loro lavoro di idraulici o agricoltori, che realmente svolsero risultando invece fittiziamente presenti in reparti pericolosi... con il privato ovviamente queste pratiche cessarono di esistere, quasi al 100%.

Ma non è questo il punto. Il punto è che Italsider- Ilva è costata sin dalla sua fondazione un numero di vittime da piramide egizia e prosegue oggi a generare malattia, a volte morte, tra gli operai, gli stessi ingegneri e la popolazione.
Abbiamo citato la recente posizione ambientalista (giornale in foto), che non fa altro che riprendere dati ministeriali, nonchè l'assunzione (tardiva) di responsabilità da parte dell'ordine dei medici di Taranto. Aggiungiamo le controverse dichiarazioni della ASL Taranto a Villasimius, che al di là di tutto certo non inducono allegria.

Bene, cioè assai male... e il ministro della salute che dice? Ci parrebbe nulla. Vorremmo a questo punto far delle domande noi, che invieremo al ministero... eccovele in anteprima:

· Cosa pensa delle affermazioni dell'ex prefetto Ferrante, che mente persino sui panini e le bevande agli operai (proprio lui che rappresentò a lungo lo Stato dando di sè un'immagine inquietante), per cui a Taranto non vi è rischio particolare per nessuno?

· Che ne dice del collega Clini, che utilizza i medesimi argomenti aziendali per controbattere le posizioni del tribunale e degli ambientalisti, qualificandosi come il primo ministro dell'ambiente apertamente antiambientalista, negando persino la validità di ogni risultanza scientifica che colleghi ILVA a malattie?

· Che ne dice, soprattutto, delle risultanze scientifiche emergenti da così tante fonti, alcune addirittura ministeriali? Che devono fare i cittadini che egli è chiamato a difendere nel bene primario della salute ed a rassicurare sulle sorti dei loro cari?  Sa o non sa?

venerdì 28 settembre 2012

Taranto: Come la pensano gli ambientalisti, utilizzando i dati del più recente studio "Sentieri"

Per le strade di Taranto ormai compaiono apertamente dati ed opinioni palesemente avverse alla grande industria: per decenni tutto ciò è stato più che taboo.

Nemmeno una settimana fa in pieno centro erano affissi i cartelloni che vedete. Vi suggeriamo di cliccare per ingrandire. Non vi deluderanno, ahinoi.

Le informazioni didascalizzate sono tratte dagli studi SIN-SENTIERI, più volte citati sul nostro sito.
Al di là di quel che si potrà dire c'è da tener conto che:
  • le cifre provengono in sostanza dallo stesso ministero della sanità, il cui ministro è singolarmente silente relativamente all' ILVA.
  • nessuno ha denunciato le associazioni presenti (donne per Taranto, Peacelink, etc.) per procurato allarme o dichiarazioni mendaci.

Non possiamo fare a meno di affiancarle alle dichiarazioni del ministro Clini e del dr. Ferrante.

Il primo, appena pochi giorni fa, rammentava come a Taranto non vi fosse nulla di particolarmente pericoloso o fuori dalla media, con le parole seguenti rivolte ad un giornalista:
"Non sa di che cosa parla […] I dati pubblicati dall'Istituto Superiore di Sanità e dall'Osservatorio Epidemiologico della Puglia dimostrano che questo eccesso di mortalità di cui si parla a Taranto non ha riscontro. C'è un eccesso di mortalità a Lecce superiore di quello che c'è a Taranto".
Sebbene egli stesso, nemmeno due mesi fa, concedeva in tutta onestà che Taranto non faceva al caso suo e nemmeno a quello dei suoi nipoti:


giovedì 16 agosto 2012

Siamo rimasti in tre... ma siamo i padroni del mondo!!!

Il Borbone se la squaglia, abbiam vinto la battaglia, VIVA HURRAH!!!

In occasione della visita prossima dei tre ministri a Taranto, noto come questi, se vogliamo, assonino con i tre magi, i tre tenori, i tre terroni ... pertanto ci punge vaghezza ricordare un bellissimo brano, eseguito dal grande Modugno, insieme con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, che intitolavasi confidenzialmente "Siam rimasti in tre...". 
Il riso, scriveva Aristotele, non è poi cosa da ridere.


Buon ascolto:

sabato 11 agosto 2012

Il vaticinio del riesame sottoposto alla prova del nove: La lettura del G.i.p.

Area a caldo Ilva...
Non appena furono pubblicati gli esiti del tribunale del riesame affermammo, senza piaggerie o inutili emotività, che il testo in questione, da noi pubblicato , consentisse ogni possibile lettura. E pertanto fosse sibillino, appunto.  E fonte di confusione, con le posizioni opposte di associazioni verdi, proprietà, sindacati...
Un tempo si aveva più rispetto per gli oracoli, evidentemente. Oggi, invece, la dottoressa Todisco, nel preciso e puntuale adempimento dei propri doveri e a nemmeno una settimana dalla pronuncia del riesame, ha inviato alla proprietà del siderurgico un provvedimento, ancora non in nostro possesso, di cui leggiamo su alcune testate web.
Secondo la stampa, il provvedimento fornisce la "legittima" interpretazione delle volontà del riesame, secondo il g.i.p. : gli stabilimenti sono aperti al mero scopo di risolvere le problematiche oggetto dell'indagine. La produzione si ferma quindi.
E con essa la minaccia immediata e concreta alla salute ed alla vita che le indagini preliminari evidenziano. La stessa posizione degli ambientalisti. Ovviamente il direttore Ferrante ha già proceduto ad impugnare, nuovamente di fronte al riesame, l'interpretazione del magistrato. Dopo aver convocato il consiglio di amministrazione.
Insomma, si torna al "VIA", il primo lancio dadi non è stato fortunato.

venerdì 10 agosto 2012

Pubblicato il primo provvedimento: "Tarasleak" 2012

CLICCA QUI - Ecco il decreto di sequestro preventivo, 295 pagine ad opera del G.I.P. del tribunale di Taranto, dietro richiesta del procuratore capo Sebastio, che noi pubblichiamo integralmente. In esclusiva sul web. Ci attendiamo commenti ed opinioni, magari anche tecnici. 

Fa seguito al post precedente con il testo integrale del riesame. 

Ogni disponibilità ad allargare la pubblicazione alle pagine non inserite, laddove ve ne sia il motivo.

Qui invece la superperizia che accompagna il decreto, che ne riprende larghi estratti. Versione integrale, quasi 600 pagine.


In questi giorni abbiamo sentito voci secondo le quali l'intervento della magistratura sarebbe animato da ideologia antindustrialista. Anche voci che sentiamo amiche.


Noi riteniamo invece che vi siano questioni sostanziali, ma per cominciare ogni dibattito ci vuole il dato.

Le foto delle pagine dell'ordinanza che pubblichiamo non sono tutte, questo è un estratto: i lettori comprenderanno la fatica dello scattare centinaia di foto, raggrupparle per aree tematiche, infine uploadarle.

Ci riserviamo di allargare la pubblicazione con le pagine mancanti, magari in formato più conveniente, in base alla nostra disponibilità e capacità operativa.

Questo è il primo leak, con allegata opera di digital journalism, della storia di Corporeus Corpora.

lunedì 6 agosto 2012

La carità (pelosa?!) dell'Ilva: NO EASY WAY BACK

Monsignor Benigno Papa sul magazine Wemag

A Taranto l'acciaio non passa mai di moda tra i servi di Dio

A quanto pare la virtà cardinale della Fortezza, cara a San Tommaso D'Aquino, dalla Chiesa contemporanea viene presa in parola: forti, si... come l'acciaio.
Nei post precedenti ci siamo dilungati sulle patenti manifestazioni di interesse, solidarietà ed amicizia che il Vaticano ed i vescovi tarantini sin dall'origine hanno profuso, senza risparmio, sullo stabilimento industriale dell'Ex Italsider, oggi ILVA, del capoluogo ionico: la messa di Natale del 1968, la visita di Giovanni Paolo II del 1989, le dichiarazioni di Papa Benedetto XVI all'Angelus, la veglia promossa dall'attuale Presule, Mons. Santoro, che ha ottenuto il plauso ed il consenso dei sindacati.
Edizione Santa Croce - Nuova Italsider
Ma in mezzo c'è di più. Ad esempio vi fu l'interessamento importantissimo del vescovo dell'epoca per l'apertura dello stabilimento: Monsignor Motolese, un seguace del cardinal Siri che ha segnato la storia locale per un cinquantennio e senza interruzioni (dall'illuminante sito "Siderlandia" che, tra le altre cose, conferma quanto da noi sostenuto altrove, ovvero il ruolo preponderante del vescovato tarantino nella selezione del primo personale Italsider). Vicinanza di cui sono testimonianza, oltre a innovazioni quali il "cappellano di frabbrica" ed interi epistolari, realtà editoriali stile "Centro di cultura Santa Croce - Nuova Italsider"  (rarità in nostro possesso).

E veniamo all'attualità: oggi pare che ci sia dell'altro, sempre su questo percorso di "dirimpettismo istituzionale" (Pizzigallo) e di "ammansimento sindacale e politico del gregge dei fedeli-lavoratori" (Antonio Anteneh Mariano).

martedì 31 luglio 2012

Dopo Berlino, cadrà anche il muro di Taranto?? Dati, indiscrezioni e previsioni sull'ILVA


Agenti cercano ombra nel maltenuto centro di Taranto
Le sorti dell'acciaieria, oggetto di dibattito nazionale e locale, sono soggette ad un'infinità di variabili.
Postazione Sky sul lungomare cittadino, in attesa degli eventi
Dal punto di vista privilegiato di cui Corporeus corpora dispone possiamo provare a fare un punto della situazione, riportando opinioni e pareri confidenziali di cittadini, dipendenti, esperti ed esponenti istituzionali. Vi mostriamo subito alcune immagini che documentano randomicamente le condizioni della città di Taranto, già duramente provata in ogni suo comparto, che trattiene il respiro in attesa del giudizio del tribunale del riesame, previsto per il 3 di Agosto. 
Il comune di Taranto, da anni in dissesto a causa di scellerate scelte amministrative ultradecennali, vive essenzialmente di monocultura dell'acciaio.  Oltre all'ILVA le realtà di maggior peso restano L'ENI, con la sua raffineria iperinquinante, la Cementir, la Marina militare con innumerevoli basi in ogni dove, l'arsenale ormai in decozione, dopo decenni di malcostume assistenzialista che ha depauperato competenze secolari. Il porto commerciale, che sinora non ha mai decollato ma oggetto attuale di nuovi e vasti investimenti statali. Il call center "Teleperformance", oggetto e soggetto di infiniti tormentoni giuslavoristici. 
Infine le ditte di costruzioni, che hanno costellato la città di palazzine popolari e non, a fronte di un invenduto ed inlocato che fa rabbrividire. 
Tutte insieme non raggiungono nemmeno la metà della forza lavoro impiegata nell'ILVA (che ai tempi dell'Italsider era molto più consistente, persino) e nel suo indotto.
Mappa Sin delle zone a grande rischio ambientale
La questione, giunta nelle mani della magistratura, questa volta corredata da documenti scientifici che attestano quello che in città chiunque sa, per averlo vissuto sulla pelle, ovvero che i numerosissimi casi di malattie respiratorie e neoplasiche trovano una concausa importantissima nell'inquinamento industriale (SIN-Sentieri - chi volesse l'intero documento scrivesse a corporeuscorpora@gmail.com), ha preso una china che non consente soluzioni di comodo. Diossina, benzo(a)pirene, polveri sottili sono state riscontrate e documentate quali pericolosissime per la salute umana. Riscontrate ormai nel pieno del ciclo alimentare locale.
Il tribunale del riesame non potrà cancellare con la spugna queste risultanze. Nè si potrà impedire un rinvio a giudizio, almeno per il cospicuo pregresso. Nè irrilevanti possono essere le indagini della guardia di finanza che hanno riscontrato meccanismi di corruttela generati, sembrerebbe, in seno alla stessa azienda.
Il garantismo è l'essenza del diritto...ma pensare che su queste basi non si giunga a dibattimento è pura follia. O desiderio di sovversione dell'intero ordine costituzionale.
Ritenere che una minaccia attiva, costante, comprovata (almeno nell'opinione del giudice naturale a cui siamo tenuti per legge a dare crisma di verità, per lo meno processuale) possa essere ancora una volta sottovalutata in favore esclusivo dell'occupazione è essenzialmente anticostituzionale. 
Il diritto al lavoro, anch'esso di rilevanza costituzionale (sebbene, per tutta evidenza, non azionabile nudo e crudo in tribunale), non può essere garantito a scapito del diritto alla vita dignitosa di un'intera comunità.
Ma questa è, per così dire, letteratura. C'è anche da dare a Cesare quel che è di Cesare. Diamoglielo - per chi volesse saltare le cospicue argomentazioni, un sunto conclusivo che le riassume è alla fine del testo:

Cifre impressionanti già nel 2006
Non tutti i magistrati sono uguali: come nessuno, del resto
Bandiera italiana, turca e vaticana durante i sacri Misteri
  • Lo stabilimento Ilva, come ampiamente sottolineato su Corporeus corpora, è nato nel 1964. Grandi sforzi son stati compiuti per mantenerlo competitivo. Ma ha quasi 50 anni.
  • L'acciaio, che per decenni fu qui prodotto, aveva come mercato interno le grandi aziende nazionali (Fiat fra tutte), come mercato esterno i paesi sviluppati ed in via di sviluppo che ne necessitavano. I costi dell'acciaio made in Taranto non sono però mai stati bassi.
  • La ricerca sui materiali, a detta di dipendenti e dirigenze, si è arrestata con l'arrivo della gestione Riva. Che cercava lucri immediati e non futuri. Allo stesso modo le condizioni della fabbrica e dell'intera provincia non sono migliorate negli anni. Un alto tasso di emigrazione ha fatto si che le maestranze non abbiano lo stesso livello di quelle che furono formate venti anni fa (e che pure approfittarono largamente della mani buche dello stato). Il prodotto semilavorato venduto da ILVA, pertanto, non è più allo stato dell'arte. In controtendenza netta con le altre scelte del mondo avanzato.
  • Altri paesi emergenti, Cina, Russia, Brasile, India, producono da sè e sono prossimi al livello qualitativo ILVA. Hanno spesso la materia prima vicina, così come i loro mercati, in via di sviluppo. Inutile dire quanto pericolosa sia una simile concorrenza, anche in esportazione. Già dal 2006, come vedete in tabella (CINA + 60%).
  • Le industrie italiane, europee e mondiali sono in forte calo di ordinativi da quasi due anni. Il calo oggi colpisce anche le esportazioni dei Brics. La Fiat ha addirittura cambiato asse, spostandosi in America. Le dichiarazioni di Squinzi sull'indispensabilità dell'acciaio nostrano paiono invero sospette.
  • I programmi di sviluppo e previsioni vendite per colossi quali ILVA sono di medio e lungo periodo. Come dimostra la storia dell'acciaieria che ho già linkato in altro post. Sostenere che i bilanci siano a tutt'oggi in positivo, anche largo, non significa affatto che lo siano nei prossimi anni: la proprietà di ciò è certamente conscia. Aggiungo un dato importante e puntuale, pubblicato oggi dal "Trilione" di Pietro Saccò, che a sua volta lo ricava dal Financial Times: "Le semestrali delle aziende cinesi hanno mostrato cali pesanti. L'80% dei produttori d'acciaio hanno avvertito che i loro risultati saranno inferiori alle previsioni. I ricavi dei colossi statali sono in calo dell'11,6%, quelli del settore industriale privato del 2,2%.". Coordinatelo con la tabella pubblicata sopra: capirete che il problema dell'acciaio esiste ed è attualissimo.
  • Le migliorie che si richiedono per ridurre sostanzialmente l'impatto ambientale nocivo sono di immensa portata e si calcolano in miliardi di euro. A detta di importanti esponenti tecnici ILVA anche in tempi non sospetti (fonti di Corporeus corporoa) si tratta, causa anche obsolescenza, di mettere mano a quasi tutto l'enorme stabilimento. Se le previsioni di mercato non dovessero essere brillanti, come tutto quel che ho scritto farebbe presumere, i costi non sarebbero mai e poi mai ripagati negli anni di efficienza rimasti allo stabilimento. Difficile che un privato possa assumersi l'onere del proprio suicidio. Del resto, se la cosa fosse conveniente per l'imprenditore, egli accetterebbe senza dubbio i costi, cofinanziati. Non credo proprio lo sia.
  • La crescita della sensibilità ambientale, unita al grande numero di decessi, ha reso molto difficile la prosecuzione delle ipocrisie sul tema salute in città. La magistratura tarantina, improvvisamente, ha affidato ad una donna coraggiosa e inflessibile la delibazione dei risultati delle indagini. A mio giudizio la scelta "giusta" non può esser stata casuale, in condizioni di tale rilevanza. C'erano tempre ben più morbide in tribunale, certamente. La legge è una, ma la fanno concreta gli uomini (e le donne) in carne ed ossa. Bonis pauca.
  • ILVA e la sua sodale Anchor, compagnia marittima operante sul porto di Taranto, sono attualmente oggetto di indagini e se ne sta per disporre in questi mesi, auspicabilmente, il rinvio a giudizio per illecita concorrenza con minacce, praticata in danno di altre agenzie marittime del territorio. Grandi interessi si spostano adesso verso il porto, secondo uno schema che pare già testato in Liguria. Non a caso, ritengo, ospiti d'onore dei riti della settimana santa tarantina sono stati diplomatici dell'ambasciata turca presso la santa sede. Corporeus corpora ha avuto modo di scoprire che questa presenza, suggellata dalle bandiere accoppiate durante la notte dei misteri, aveva anche il compito informale di sondare la disponibilità del porto ionico a relazioni strette con gli eredi dei porfirogeneti. Lo sviluppo commerciale del porto coesiste con grande difficoltà col monopolio di fatto garantito dal traffico ILVA, che da solo è circa il 70% dell'intero tonnellaggio, gestito in esclusiva quasi assoluta da Anchor (fonti confidenziali dagli operatori portuali).
  • L'esistenza di una grande acciaieria in grado di riconvertire la produzione in caso di guerra necessariamente insistente sul territorio UE, adempiuta dallo stabilimento tarantino sino alla metà degli anni '90, non a caso allocato tra fortificazioni, radar e batterie antiaeree, può essere ormai soddisfatta nei paesi del blocco orientale, non più sotto la cortina di ferro e pertanto adatte al compito.
  • Alle elezioni comunali del 2012 i gruppi ambientalisti di Taranto (Alta Marea, Taranto Futura etc.), costituitisi negli ultimi 10 anni, anche grazie all'impegno innegabile di alcune personalità forti, sebbene controverse, decidono di candidare il segretario nazionale dei verdi, Angelo Bonelli. Che accetta lo scontro con Vendola e Stefàno, politici della sua stessa famiglia. Senza una grande campagna, raccoglie più del 10% dei consensi (e appena due consiglieri), non giunge al ballottaggio, sulla scorta del "via le industrie inquinanti, senza compromessi". Nè pianificazione per il futuro. Il tutto con straordinario tempismo rispetto ai fatti odierni. In consiglio comunale poi, appena ieri, preferisce il niente al non poco, a suo dire per rispetto del tutto.
  • Il magistrato Todisco mette ai domiciliari cautelari mezza famiglia Riva, alla quale, toccherebbe in teoria, se condannata, pagare centinaia di milioni di euro per danni e ammodernamenti. Pochi giorni prima dell'ordinanza del tribunale il patron Emilio, certo non un inetto, rimuove il nipote, direttore dello stabilimento, nominando al suo posto l'ex prefetto Ferrante, candidato al comune di Milano con sua lista. L'uomo d'ordine e di politica, nella posizione di un manager industriale. Una scelta singolare, che parrebbe indicare il desiderio di una "ristatalizzazione" del complesso siderurgico, non più lucrativo. Soprattutto a fronte delle spese che si paventano ormai come certe.
  • Il ministro Clini si oppone all'ordinanza del gip Todisco, come fosse ministro dell'industria e non dell'ambiente. Propone in origine, ma non firma, l'erogazione di circa 300 milioni di euro per la messa in regola (200 da Stato, 100 da Regione Puglia). Secondo quanto affermano specialisti, la somma non è congrua affatto allo scopo. Il comune non sarebbe soddisfatto nemmeno della nuova proposta di 336 milioni, articolata così: " Il protocollo d'intesa “per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto” sottoscritto dai ministeri dell'Ambiente, dello Sviluppo economico, della Coesione territoriale, dalla Regione Puglia, da provincia e comune di Taranto, prevede risorse per interventi di riqualificazione ambientale pari ad un importo complessivo di 336 milioni di euro: 329 milioni a carico del pubblico e 7,2 milioni a carico dei privati. Di questi 119 milioni vanno alle bonifiche, 187 milioni per interventi portuali e 30 milioni per il rilancio industriale per investimenti produttivi caratterizzati da un elevato livello tecnologico. Il documento, composto da otto articoli, prevede successivi accordi di programma attuativi, da stipularsi entro 30 giorni dall'effettiva formalizzazione della disponibilità delle risorse. E' prevista una “cabina di regia” presieduta dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e un “Comitato” per assicurare la realizzazione degli interventi e coinvolgere forze sociali ed economiche, proponendo al governo soluzioni operative". (Virgilio go green).  Saremo malpensanti, ma la somma somiglia singolarmente al costo totale della cassa integrazione per i dipendenti dello stabilimento e connessi.
  • Il Papa, come i suoi predecessori molto vicino alle vicende dello stabilimento, di cui all'epoca la DC fu paladina, insieme a statunitensi e appunto Vaticano (voci storiche del territorio sostengono che buona parte dei dipendenti negli anni '60 fu scelta nelle sacrestie di mezzo sud), parla pubblicamente di contemperazione. L'interessamento del pontefice non è cosa di ogni giorno e segna un momento cruciale nella storia dello stabilimento, l'indice più evidente che non vi saranno tarallucci e vino. Accadde per Alitalia e fu Riva a metterci i soldi. Qui chi li metterà per Riva?
  • Se lo stato finanziasse l'ILVA direttamente o ne assumesse l'impresa ci troveremmo in un campo minato: aiuti di stato a quella che è, almeno formalmente, un'impresa privata, vietati dalla comunità europea. Se fossero invece erogati come cassa integrazione o per risarcimento danni, relativo al periodo ITALSIDER, le cose sarebbero diverse. Ma lo Stato non potrà comunque sostituirsi ai privati. Servirebbe un'altra cordata fittizia di imprenditori. Esistono le risorse per portare a termine un simile progetto? 

  • Indiscrezioni cittadine ad alto livello (fonti di Corporeus corpora) danno all'ILVA poche possibilità di prosieguo. Nella stessa direzione la cancellazione dell'incontro tra Ferrante, il procuratore Sebastio a Lecce, presso il procuratore generale Vignola, su cui pure ieri aprivano i principali giornali locali. 

In conclusione, voglio proporre questa sulfurea interpretazione della vicenda, invero molto complessa, conscio che potrebbe eccedere in dietrologia, ma altrettanto conscio che almeno alcune parti della ricostruzione sono plausibili e tutto si fonda su informazioni e ipotesi che, in buona parte, sono state messe a vostra disposizione corredate da fonti. E che, alfine, siamo in democrazia, forse: