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venerdì 19 ottobre 2012

vie d'uscita



Amici lettori,

già in precedenza avevo lamentato quella che ho vissuto come una caduta di stile di Corporeus Corpora.

Oggi ne lamento una nuova. 

Il mio stimatissimo ed esimio collega e coautore l'Abate di Theleme, nel post immediatamente precedente a questo scrive:



Ci secca ripeterci, ma lo sapevamo da un pò...

Ora non riesco a non osservare come questo stesso stilema lo abbia adottato aprendo almeno un suo post sulla Siria e non so quanti sull'Ilva.

Si dice di certi alti uffici pubblici che i titolari dovrebbero non solo essere, ma anche apparire imparziali, per cui anche questioni di stile, non sostanziali, rilevano, agli effetti della adeguatezza alla carica.

Io sento lo stesso per quando si scrive in pubblico. Aprire insistentemente autoincensandosi, sebbene a ragione, appare come una attitudine non esattamente di ambizione internazionale.

Rilevo fra l'altro che dopo l'endorsement di Corporeus Corpora alla iniziativa di Giannino, lo stesso ci gratificava con uscite infelici o se non altro disinformate sull'Ilva.

In quel caso da Corporeus Corpora non è uscito se non un cenno.

E' vero che in privato l'abate mi aveva invitato a esprimermi in merito su Corporeus Corpora anche avvalendomi dei suoi interventi nei commenti agli scritti lì pubblicati e io non sono intervenuto per pigrizia.

Del resto se l'urgenza era stata sufficiente all'endorsement e non lo è stata alla distanziamento da Giannino sull'Ilva, la pigrizia non è stata solo mia.

Giorgio Gaber cantava
"benvenuto il luogo dove ... il piacere di sentirsi soli è così antico"

Ma siccome ormai dispero di poter fare qualcosa per lo stile di Corporeus Corpora, gravemente compromesso ormai, mi assumo la responsabilità di un intervento autocelebrativo, autoreferenziale, che non aggiunge sostanzialmente niente a quanto già scritto.

Serve piuttosto alla mia autogratificazione e voi, cari lettori, siete la carne da cannone di questa bassa operazione.

Perché insomma io sono fatto di carne e la mia quotidianità è di qualche tacca inferiore a quella degli ambienti internazionali ai quali nemmeno ambisco, per disperazione più che altro.

lunedì 30 luglio 2012

Siria: da qui in poi scordiamoci l'ONU

La Libia fa scuola anche a Damasco

Giorni fa speravo di trovare il tempo di approfondire qualche aspetto della questione siriana, dal punto di vista che più mi interessa per le conseguenze immediate e future. In Italia sembriamo interessarci poco a tali cose, con qualche interessante eccezione che suggerirei di consultare (da Bloglobal  al Foglio).
Simbolo del Baath siriano
La Siria è da sempre una nazione di grande rilevanza nella storia del mondo. I primi Vangeli furono scritti tra Aleppo e Antiochia, l'Ismaelismo (e per favore, non crediate che sia storia ammuffita... il nonno dell'attuale Aga Khan ismaelita fu uno degli ideatori della Società delle nazioni, progenitrice dell'ONU, nonchè presidente dell'assemblea generale) ebbe là una delle sue culle più rilevanti, l'impero Ottomano trasse da quei territori una parte importante dei suoi alti funzionari... nazione cristiana, sunnita, ismaelita, sciita, drusa, maronita, esoterica, nazista, alawita.
Il porto di Tartus nella mappa siriana
E poi finanziatrice di Hezbollah, sorellastra del baathismo iracheno, depositaria di parte del'arsenale chimico di Saddam, che li fu spostato. Amica della Russia, che appena 2 giorni fa riaffermava l'intenzione di mantenere la propria base nell'alawita Tartus, anche nell'eventualità di una guerra contro l'Iran. E storica alleata dei Francesi, sobillatrice anti-saudita... chi più ne ha più ne metta, non è facile intervenire in Siria. Persino adesso sono appena sufficienti gli sforzi congiunti turchi, sauditi, qatarioti, americani.
Molto meno agevole che metter mano al pur ingestibile Afghanistan (e relativo Pashtunistan) od alla desertica e riottosa Libia, che troppo si fidava della pochezza italica per contenere gli appetiti generati dalle sue risorse energetiche e dai ricchi appalti, permessi dai proventi petroliferi (Quel che invece manca in Siria ed è l'altra grande concausa del non intervento). Troppi interessi, troppi legami, troppo difficile controllare la Siria: dai tempi dei crociati, che non a caso lì costruirono il "Crac des Chevaliers". ... Ma tutti questi non sono i soli motivi nè i più rilevanti, a mio giudizio, per cui l'intervento internazionale, aereo o peggio se di terra, non è sinora avvenuto sotto egida dell'ONU e non avverrà nemmeno in futuro.
Crac des chevaliers, dell'ordine gerosolimitano
Si badi bene, a parità di condizioni umanitarie con le note vicende libiche, distanti pochi mesi, che invece videro il massiccio intervento NATO-ONU che ricordiamo... e non a caso insisto su questo paese, di recente "liberato" (da sè medesimo):  ho ragione di ritenere che proprio gli accadimenti che fecero seguito alla risoluzione 1973, riguardante la Libia e la protezione dei suoi civili, siano la chiave per poter affermare che l'Organizzazione delle Nazioni Unite ben difficilmente troverà più al suo interno l'accordo indispensabile, fatto di rinunce, compromessi e bilanciamento di interessi contrapposti, giochi e doppiogiochi, che ha consentito in passato una serie di interventi "armati". Sia pure per motivi umanitari o di stabilità d'area.
A mio giudizio, il caso siriano è il primo di una serie di accadimenti che dimostreranno la concretezza di questa inquietante previsione.