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venerdì 18 gennaio 2013

ILVA: referendum cittadino, sentenze. Il comune di Taranto mente? Non sarà parte civile?

L'azienda agonizzante annuncia la fine delle risorse finanziarie.

Un referendum consultivo, tardivo e mozzo, utile forse ai soli piani del Governo. 

Il quesito sulla richiesta dei danni ad ILVA da parte del comune viene rimosso, in quanto tale domanda sarebbe già stata presentata. 

Ma apprendiamo che il tribunale di Lecce non la consente, perchè non nelle competenze dell'ente territoriale...

Corporeus Corpora ha nel frattempo mangiato la foglia sulla vicenda internazionale, mai dichiarata, che determina le sorti dello stabilimento, ben al di là dei suoi attori palesi.


Il notevole caos che in queste ore investe la città di Taranto vede gli operai in agitazione, perchè finalmente consci che non ci sono nè tarallucci nè vino per una composizione all'italiana del grave problema sollevato in questo ultimo anno. Ma noto già, ad esempio, al coriaceo intellettuale tarantino Antonio Rizzo alla fine dei '70.
Le forze di polizia nel frattempo sono onnipresenti, già immaginando gli scenari apocalittici di una vasta parte della popolazione senza stipendi già alla metà di Febbraio. Ministri e commissari arrivano poi alla spicciolata, in successione.

Ma non solo. Notizie si rincorrono in una ridda di conferme, speranze, smentite...

Sino a ieri l'azienda presentava fantomatici piani per il futuro, prevedendo la riapertura di impianti e lavorazioni, nonostante le avvisaglie da noi denunciate al ritmo di "C'è da star svegli...", pezzo uno e due.

Bene, orientiamoci.  

giovedì 26 luglio 2012

Taranto, chiusura Ilva: in migliaia per strada, in pochi nei palazzi

Politici ed imprenditori di Stato (Moro, Colombo, Petrilli etc.) inaugurano l'Ilva nel 1964
Da circa mezz'ora l'accesso alla città, direzione BARI e REGGIO CALABRIA, è bloccato dalla protesta (che covava da giorni sotto la cenere) di migliaia di dipendenti della più grande acciaieria d'Europa, lo stabilimento ILVA di Taranto, un tempo appartenuto all'IRI e poi terminato, mediante giochini e giochetti, alla famiglia Riva.
Lavoratori atterriti all'idea di perdere lo stipendio. Forse sono previsti anche arresti, secondo il Sole24ore.  Il dubbio è adesso sciolto, i provvedimenti cautelari toccano Emilio Riva, suo figlio Nicola e altri dirigenti. Corrado Clini, immemore del suo essere ministro dell'ambiente e non dell'industria, assolutamente insoddisfatto di un atto giuridico che salvaguarda, comunque ed in primis, l'ambiente, il territorio, la salute (ovvero gli interessi che egli dovrebbe difendere per antonomasia) dichiara: "Chiederò che il provvedimento di riesame avvenga con la massima urgenza". "Verrà affrontata l'emergenza per almeno 15.000 persone in seguito a iniziative della magistratura che sta procedendo al sequestro e a altre misure cautelari".
Come è possibile tutto questo?
Per decenni l'ILVA è stata responsabile di inquinamento e disastro ambientale, che i tarantini riconoscono non tramite aride rilevanze scientifiche, pure in questi ultimi anni apparse, ma per l'altissimo tasso di neoplasie e malattie respiratorie e per la realissima polvere sottile che ricopre interi quartieri della città, a perfetto ridosso del colosso industriale, capace di occupare una superficie più vasta dell'urbe stessa. Eppure nessuno ha pensato per tempo a che sorte dare allo stabilimento, alle possibili riconversioni, così come nessuno dei presenti sull'auto in foto pensò per tempo a cosa sarebbe stato di persone, campagne, mari, fiumi nel prossimo futuro. Tutto è stato abbandonato all'egoismo dei savonesi Riva, da un parte, ed alle scelte "obbligate"  della magistraura, risvegliatasi di colpo da un pluridecennale sonno al riguardo.
Giusto un'idea di cosa sia ILVA a Taranto - da "il Fatto quotidiano
La tragica scelta di collocare industrie pesanti come ILVA ed ENI in uno dei contesti geografici più incantevoli del mediterraneo, cantato sin nell'antichità dai grandi (Orazio, Virgilio, Properzio...), va ascritta al perverso patto DC-PC, a quel gioco sado-maso padrone-operaio, a quel disequilibrio nord-sud di cui Taranto è la massima espressione, fenomeni che hanno infarcito di sè stessi gli ultimi 50 anni di vita nazionale e che vieppiù ci precipitano al fondo.