| Fa meno male la droga del potere... |
Una mano a districarci nell'ardua tenzone ci viene dalla scienza, l'altra dall'osservazione della politica italiana.
Franco Frattini nella giornata di ieri ha detto una cosa sensata. Per la prima volta da quando ho nozione della sua esistenza.
Cioè che
"...sia una porcheria averla candidata (la Minetti,N.d.R.). Che sia una porcheria che dinanzi al segretario politico Alfano che la invita a dimettersi, lei non si dimette. Sono stati gli errori di selezioni delle candidature che non dovremo piu' rifare. E' triste vedere che nella politica la cooptazione rischia di prevalere, questa legge ha fatto cooptare a tutti i segretari dei partiti che c'erano nel 2008 praticamente chi volevano loro".
Corporeus corpora è d'accordo.
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| ... oppure il potere della droga?? |
Sfugge però all'ex ministro degli esteri, le cui esternazioni durante la carica sarebbero meritevoli di un post specifico sino ai grandi exploit del caso Libia, che egli stesso fu candidato nel 2008 nel collegio del Friuli-Venezia Giulia ed eletto alla Camera dei Deputati.
Ordunque anch'egli, per sua stessa ammissione, è stato propinato al popolo bue italico per esclusiva volontà di codesti segretari di partito.
Poichè è sommamente improbabile che il dr. Frattini volesse accomunarsi ad una Nicole Minetti dalla quale prendeva sdegnosamente le distanze, possiamo ritenere che egli soffra di una certa forma faziosa di amnesia, ancora sconosciuta alla scienza ma certamente molto presente nella politica italiana.
Un morbo terribile capace di generare fatti eclatanti, uno per tutti la famosa, ma mai abbastanza rammentata, forte opposizione di Di Pietro ad un referendum elettorale per cui aveva raccolto, anche personalmente, fiumi di firme pochi mesi prima.
Non vi è ragione di ritenere che il dr. Frattini abbia mai assunto stupefacenti, nemmeno occasionalmente, nemmeno all'università, che pure incredibilmente frequentò.
Nel deliberato convincimento di disvelare gli aspetti meno battuti e più reconditi del mondo contemporaneo, soprattutto quando essi contrastano con una visione tanto acritica quanto comune dei fatti, ovvero quella proposta dall'ordinaria informazione (e a dar ragione della nostra onestà intellettuale vi sono anche i pubblici alterchi degli autori, su questioni particolarmente controverse), non possiamo certo esimerci dal menzionare un recente studio di grande interesse, condotto da un team di ricercatori del King’s College di Londra su 11.000 adulti inglesi tra i 42 anni ed i 50.

