giovedì 29 novembre 2012

Taranto, Dies irae dies ILVA: I cavalieri dell'apocalisse in soccorso del siderurgico

Albrecht Durer, "I cavalieri dell'apocalisse"

L'uragano, perfetta metafora dei giorni a venire. 

In queste ore assistiamo al posizionarsi dello schieramento che dalle origini tiene in piedi il siderurgico tarantino, contro ogni evidenza di illegalità, veneficità, antieconomicità. Quasi tutti sono a Roma oggi, per continuare a fare il peggio possibile.

Esaminiamoli insieme.


 

 

Il cardinale Bagnasco

Sulla linea che negli anni '50 portò alla costituzione del siderurgico, grazie alla potente mediazione dell'arcivescovo Motolese, vero selezionatore personale dell'allora Italsider sino a metà degli anni '60 ed anche dopo, ma in condominio con sindacati e partiti, il cardinale e presidente CEI, risvegliato dalla piena operatività del sequestro in corso, azzarda le seguenti dichiarazioni:

«Bisogna che si intervenga velocemente e in modo equo affinché con il tempo e le risorse necessarie si possa risanare quello che è necessario per la salute di tutti e nello stesso tempo mantenere il lavoro per migliaia di famiglie». Il porporato si è detto «convinto che sarà possibile perché è un problema troppo grave».
«Non solo auspichiamo che questa difficile situazione si risolva ma dobbiamo sperare nel buon senso generale. Bisogna intervenire velocemente, anche se non bisognerebbe mai arrivare a questi punti di tensione e drammaticità che fanno male a tutti, ai lavoratori, alle famiglie e alla società intera».
«Ognuno cerca di fare quello che può secondo le proprie competenze e possibilità» ha detto il presidente della Cei, rispondendo a chi domandava se la Conferenza episcopale italiana avesse avuto contatti con il Governo per trovare una soluzione al caso Ilva.
Non dimentichiamoci della messa di Natale del 1968 e delle parole ben più recenti del Papa Benedetto. "Quello che può secondo le proprie competenze e possibilità" indica tutta la potenza temporale della Chiesa Cattolica, di cui buona parte dello stesso governo in carica è manifesta espressione.
Ricordiamoci anche dell'ex arcivescovo Benigno Papa, asserito percettore finale della busta di danaro consegnata da Gerolamo Archinà al perito del tribunale Liberti, di notte in piazzola di sosta. Così come di padre Morrone, segretario della diocesi di Taranto e attualmente accusato di false dichiarazioni agli inquirenti, per aver sostenuto la posizione vescovile, poi addirittura smentito dal presule.
Non dimentichiamo nemmeno che l'Archinà fu insignito del Cataldus d'argento, massima onorificenza del vescovado locale rivolta agli amici della diocesi, particolarmente operosi.
Un uomo "dimesso" poi di botto dal prefetto Ferrante, neopresidente ILVA, come se la proprietà nulla sapesse della trama ultradecennale che le intercettazioni rivelano assai approfondita e poliedrica, dalla stampa locale a Montecitorio, passando per gli enti di valutazione ambientale.
Dulcis in fundo, la messa pro ILVA indetta dall'attuale vescovo Santoro, giunto anch'egli da poco in tempestiva sostituzione del Benigno Papa, cui prese parte con entusiasmo persino la CGIL.
Da ciò si fa presto a passare al prossimo protagonista tradizionale, attuale segretario di quel sindacato, Susanna Camusso.

Il segretatio CGIL Susanna Camusso


"Se siamo arrivati a questo punto penso ci siano grandi responsabilità dell'azienda", ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso a Radio Anch'io. "In altri paesi - ha proseguito - la stessa proprietà ha degli stabilimenti che sono giudicati dai governi e dalle leggi di quei paesi come stabilimenti che non inquinano. C'è una grande responsabilità che si è prodotta nel tempo, scegliendo di non investire rispetto a un impianto con quelle caratteristiche. E penso anche che l'azienda abbia usato una forma di paternalismo per governare la situazione che si sta riproducendo in queste ore. Avremmo preferito dei comportamenti lineari e non antagonisti alle decisioni del Governo da un lato e della magistratura dall'altra".
Il Governo deve decidere anche un' eventuale "partecipazione diretta" nell'Ilva nel caso non si trovasse una soluzione, ha poi detto Camusso: quanto all'Aia messa a punto dal governo, "è una premessa ma non è sufficiente: il lavoro del governo sull'Aia è stato utile ma ora bisogna fare l'ultimo passo", conclude Camusso.

L'ultimo passo è appunto il decreto che in queste ore viene trascritto e che merita un discorso a parte. E forse la statalizzazione dell'acciaieria. C'è da rilevare che la UIL, ad esempio, è molto meno tenera ed arriva a dire con Angeletti "Forse se l'acciaieria è pubblica non inquina più?".
E parliamo comunque dei medesimi sindacati scacciati dalla pubblica piazza pochi mesi orsono, grazie all'intervento di un gruppo di lavoratori ILVA delusi dal tradimento cinquantennale dei loro rappresentanti, che nutrono il solo desiderio che tutto continui come sempre fu, in barba ad ogni morto che si accumula nel cimitero tarantino, anch'esso letteralmente ricoperto dalle polveri sottili che promanano dai parchi minerari prospicienti, giusto oltre il muro di recinzione.
Ci vien facile, per contiguità ideologica, incontrare il prossimo protagonista.

Nichi Vendola, governatore della Puglia


Nichi Vendola, noto per aver in passato promulgato una legge antidiossina senza prevedere, proprio come l'azienda voleva, le dinamiche di controllo adatte a monitorarne l'applicazione, si è dimostrato più volte grande produttore di poesia così come di inerte carta. Stante la dura realtà, segnata dall'abbattimento dei migliaia di capi avvenuta agli inizi del 2012. Il risultato concreto di detta legge è stato quindi la possibilità per il presidente di vantarsi del successo straordinario ottenuto e per l'azienda sventolare una "regolarizzazione" sulla carta che non passasse per alcuna verifica. Idea geniale.
Del resto, Vendola in passato si è fatto spesso fotografare in compagnia dei vertici aziendali, attualmente detenuti, giungendo sino a vantarne i comportamenti virtuosi che solo lui, Nichi, era riuscito ad ottenere da loro (in queste modalità ricordandoci proprio il ministro Clini, come vedremo).
Ecco cosa produce per la causa ILVA in queste ultime ore. Un documento con ben poca poesia e tanta, tanta burocrazia. Nonostante il suo "sognare nuvole bianche" e scoprire solo oggi, grazie alla magistratura, che il bene della salute e della vita è prioritario (dichiarazioni fatte ad "8 e mezzo" odierno).
Una lettera che è un suggerimento al governo per far si che eviti il rozzo decreto anticostituzionale, che si accinge a varare, preferendogli una versione aggiornata della strada già percorsa in Puglia, non a caso mediante organi regionali e ministeriali su cui Vendola ha influenza. Il nuovo nulla assoluto da cui tutti però potran dire di aver ottenuto qualcosa. Eccovela qui, per come la presenta il sito della regione :

Il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha scritto questo pomeriggio ai ministri Corrado Clini e Renato Balduzzi per chiedere loro ''di voler promuovere e curare la tempestiva operativita' comune tra ISS, ISPRA e le istituzioni regionali'', indicando come ''una possibile via d'uscita dal drammatico impasse della crisi tarantina, la celere produzione della valutazione del danno sanitario dell'impianto''.
''La preoccupante rapida evoluzione della vicenda ILVA di Taranto richiede di massimizzare lo sforzo sinergico istituzionale verso il completamento e l'aggiornamento delle conoscenze sullo stato ambientale-sanitario dell'area Tarantina, propedeutico alla necessaria definizione degli scenari di sviluppo prossimi futuri della stessa. Una possibile via d'uscita dal drammatico impasse della crisi tarantina consiste nella celere produzione della valutazione del danno sanitario dell'impianto. La Regione Puglia ritiene, infatti, che soltanto l'accertamento preventivo di un rischio sanitario 'accettabile' proverebbe l'assenza di pericolo dei limiti emissioni della nuova AIA e degli interventi in essa previsti. A fronte di una prova consolidata nell'incidente probatorio di un reato di pericolo, e' necessario una evidenza contraria, come quella che potrebbe scaturire dalla citata valutazione del danno sanitario. In particolare, la delicata fase attuale di valutazione del danno sanitario (ai sensi della Legge regionale 24 luglio 2012, n. 21) vede impegnati in sede locale l'ARPA Puglia, l'ARES e la ASL di Taranto e in sede nazionale i Loro Ministeri, ISPRA e ISS secondo procedure non ancora uniformate sul piano organizzativo e dei criteri guida.

Ritenendo utile e necessario concretizzare tale coordinamento, chiedo di voler promuovere e curare la tempestiva operativita' comune tra ISS, ISPRA e le citate istituzioni regionali e di contemplare tali problematiche in ogni possibile intervento da parte del Governo''
.
Più chiaro di così... la lettera ci permette di passare agevolmente al prossimo cavaliere, nonchè portavoce di tutta la banda. Poichè essa è scritta per il ministro Clini.

Il ministro dell'ambiente (e non dell'industria, incredibilmente) Corrado Clini


Di Corrado Clini ricordiamo montagne di cose: Splendido nell'affermare l'illegittimità degli atti della procura, paventando, insieme ad altri dicasteri, possibili impugnazioni di fronte alla Corte Costituzionale, che non a caso mai tentò; umano nel dichiarare che mai lui o suoi consanguinei avrebbero vissuto a Taranto, considerata la situazione; ferreo nel sostenere che non vi è in città speciale rischio ambientale (ed in questo assai ci ricorda il prossimo protagonista, guardacaso il dottor Ferrante, presidente ILVA), con le famose prolusioni leccesi; speciale, nel ritenere che, nonostante non fosse scontato l'impegno miliardiario dell'ILVA per le bonifiche, egli l'ha ottenuto (simil Vendola, ricordate?); adamantino nel voler, a quanto sembra, immaginare un decreto per cui ILVA controllerà sè medesima nel suo percorso virtuoso di adeguamento ambientale (di nuovo Nichi potrebbe strizzargli l'occhiolino...): ovvero, esattamente ciò l'azienda si è procacciata per decenni, con mille stratagemmi sul libro paga, le sarà oggi regalato. Fantasmagorico, infine, quando sostiene che la proprietà aderisce senza opporsi al piano AIA, semplicemente perchè non l'ha fatto nel processo, cosa che al di fuori di esso, quindi nella vita reale, mai avverrà, stante l'iperdimostrata antieconomicità. Di cui ultimo sintomo è la cassa integrazione richiesta nemmeno una settimana fa per per motivi di mercato.
Il periodo di interruzione della legalità ordinaria realizzato per decreto (quod princeps placuit legis habet vigorem), rivelatore del prevalere anticostituzionale delle esigenze della produzione e del lavoro su quelle della vita, si immagina durare proprio quegli anni in più che la dirigenza ILVA ha sempre chiesto al tribunale, accampando all'epoca pretesti quali l'impossibilità di spegnere gli altoforni in meno di due anni, quando invece è noto che i tempi siano non superiori al mese (come da noi documentato).
Ma facciamo parlare direttamente la sua arroganza, pubblicata dal Corriere della sera online, senza mettergli troppe parole in bocca:

Il governo intanto sta lavorando su un decreto, di due articoli, da sottoporre al consiglio dei ministri: per 24 mesi, a decorrere dall'entrata in vigore del decreto, l'Autorizzazione Integrata Ambientale, rilasciata il 26 ottobre all'Ilva, «esplica in ogni caso effetto» e per ciò, dopo l'ok al decreto, «è in ogni caso autorizzata la prosecuzione dell'attività». Nel secondo articolo si prevede che durante i 24 mesi indicati «la responsabilità della conduzione degli impianti dello stabilimento resta, anche ai fini dell'osservanza di ogni obbligo, di legge o disposto in via amministrativa, inerente il controllo delle emissioni, imputabile esclusivamente all'impresa titolare dell'autorizzazione all'esercizio degli stessi sotto il controllo dell'autoritá amministrativa competente». Ovvero all'Ilva stessa. Alla scadenza dei due anni, «previa verifica dell'integrale osservanza degli obblighi», l'Autorità amministrativa competente procede «entro 15 giorni alla conferma o alla revoca del provvedimento di autorizzazione integrata ambientale», con «ogni conseguenza prevista dalla normativa di legge».
Il ministro dell'Ambiente alla Camera evidenzia i punti che spiega le scelte del governo: «Lasciare senza reddito 20mila famiglie vuol dire assumersi responsabilità non stimabili sul piano sociale».
Il piano per l'adeguamento alle prescrizioni Aia «comporta investimenti per circa 3 miliardi e c'è stato l'impegno dell'azienda a investire le risorse necessarie» ha sottolineato Clini, evidenziando che questo impegno «non era per nulla scontato».
«Il 25 luglio 2012 con ordinanza del gip di Taranto è stato disposto il sequestro dell'area a caldo dello stabilimento con la motivazione del rischio ambientale incombente» ha aggiunto Clini nella sua informativa. «Noi abbiamo - ha proseguito Clini - continuato la nostra attività, abbiamo chiuso la procedura di autorizzazione integrata ambientale e abbiamo recepito tutte le prescrizioni del gip».
«Non si può distinguere l'ambiente dalla crescita sostenibile quindi dall'economia» ha aggiunto il ministro dell'Ambiente. «Dalla chiusura dell'impianto - ha proseguito Clini - ci sono effetti negativi sull'ambiente».
«Non si può far finta di non capire che la chiusura dell'impianto Ilva di Taranto ha effetti positivi per i concorrenti internazionali che non usano gli stessi limiti ambientali che stiamo imponendo a Taranto» ha detto ancora Clini. Si farebbe «un grande favore ai concorrenti internazionali che continuano a produrre in condizioni molto peggiori di quelle di Taranto», anche le industrie europee perchè, ha ricordato Clini, all'Ilva sono imposti i limiti di emissioni decisi dalla Commissione Ue che saranno obbligatori solo dal 2016.
«Dire, come qualche mascalzone ha scritto sulla stampa, che con il decreto il governo legittima gli omicidi a Taranto», usa «toni fuori dalla legalità e dalla legittimità. Sono «storie che non servono ad affrontare la crisi di Taranto, ma a far crescere tensione sociale e angoscia sulla base di informazioni che sono totalmente false».
 “In maniera molto trasparente e pubblica – ha detto Clini, – anche alla presenza del procuratore capo di Taranto, recentemente ho sottolineato che non c’è bisogno di supplenza da parte della magistratura quando le amministrazioni fanno il loro dovere”

Corporeus corpora, tacciato insieme a tanti di mascalzonaggine e di "far crescere tensione sociale ed angoscia", tacciato insomma di aver fatto quel che il ministro, ex dirigente del ministero ai tempi dell'improvvida concessione della prima AIA (di cui si sa che nulla o quasi fu adempiuto nè era esistente) invece fa da sè, ha però alcune cose da aggiungere in merito.
La prima è che Clini scambia dolosamente la carta per la realtà: prevedere le prescrizioni AIA non significa che siano adempiute.
L'Aia non nasce oggi, c'è da anni e non saremmo dove siamo se la carta di per sè fosse bastata.
Abbiamo dimostrato come gli altiforni possano chiudere e poi riaprire dopo l'attuazione delle dette prescrizioni... evidentemente, centinaia di vite umane, a giudicare dalle statistiche fornite dai Sin dello stesso ministero, nonchè dalle perizie dei tribunali e dalla percezione diretta delle vittime, per Clini valgono meno del mese necessario a spegnere e dei due necessari a riaccendere gli altoforni.
Altrettanto singolare è autoattribuirsi, come nell'ultima citazione, un'efficienza assolutamente inesistente. Fare il proprio dovere non significa solo riempirsi di norme, ma far si che vi si ottemperi... ma cosa chiedere ad un ministro che ritiene lo scopo delle indagini in corso sia impedire l'applicazione delle regole AIA e non invece obbligare l'azienda ad adeguarsi, se vuol proseguire con il proprio business, visto che così com'è (cioè come la politica ha lasciato che fosse) provoca disastri ambientali e sanitari?
Che dimentica come egli stesso sia coautore di precedenti autorizzazioni, evidentemente mai rispettate, poichè in caso contrario non saremmo dove siamo e le intercettazioni non riporterebbero quel che riportano?
Che si dice convinto che altre imprese siano svantaggiate rispetto ad ILVA, chiamata all'osservanza di precetti più severi, previsti per il 2016, omettendo nuovamente come ciò sia vero solo sulla carta ministeriale, perchè ILVA è da decenni sul mercato con tecnologie e misure anni '60, che le consentono potenzialità che nessun altro al mondo si permette di avere, proprio perchè pericolosissime (vedi 80 ettari di parco minerario scoperto, che in caso di tromba d'aria riversa in un'ora tonnellate di polveri sulla popolazione circostante), vero e proprio dumping ambientale?
Infine, non possiamo tacere come dalle intercettazioni, avvenute in tempi non sospetti, emerga inoltre che Gerolamo Archinà, di certo non l'ultimo arrivato (e nemmeno un fesso, considerato il potere e l'autorità con cui gestiva il suo settore), lo indicasse quale "uomo nostro", cioè legato all'azienda.
Le smentite seguite, fondate su questioni di lana caprina, non hanno mai convinto del tutto.
Ma basta parlare a latere di azienda. Presentiamo un pò chi oggi la rappresenta.
Ad esempio il dottor ingegner Buffo, ex responsabile guardacaso dei controlli qualità e ambiente, oggi promosso direttore.


L'ingegner Buffo, direttore stabilimento ILVA


Tipico esempio di quei laureati e tecnici tarantini che lavorarono al soldo dell'azienda per decenni, consci del suo stato di grande arretratezza tecnologica ed ambientale, ma nulla fecero per la loro città e loro stessi, pilatescamente continuando imperterriti le loro vite, con tanto di emolumenti, il dottor Buffo si lanciò, nella sua primeva veste di responsabile qualità ed impatto ambientale, in dichiarazioni completamente smentite dai fatti, da noi debitamente riportate. A seguire le più salienti:

Mi pare di poter dire che vi sia una constatazione inequivocabile sul fatto che i livelli emissivi dell’Ilva sono tutti nei limiti di legge, incluse le diossine. Noi lo sapevamo, ma è importante vederlo riconosciuto anche dai periti nominati dal gip che hanno svolto in un anno innumerevoli sopralluoghi ed ispezioni nello stabilimento dell’Ilva. Non voglio parlare di soddisfazione da parte dell’Ilva perché non è il momento. L’incidente probatorio è un’opportunità di confronto che ci aiuterà a capire meglio la situazione ambientale a Taranto e migliorare ancora le nostre performance ambientali.

Non ci pare che i periti del GIP abbiano poi riconosciuto tali meraviglie, tutt'altro... per tacere dell'ARPA Puglia, di cui non a caso abbiamo pubblicato documenti integrali ed ampi.
In qualità di direttore dello stabilimento ha poi ciurlato nel manico, affermando non esser possibile ciò che è invece possibilissimo, giocando su aziende esterne e tempi di spegnimento inverosimili.
Ecco cosa dichiara in queste ultime ore, che lo hanno visto, contestatissimo e vituperato, partecipare ad un incontro con gli operai, trasmesso integralmente da SkyTV.
Sarebbe da rivedere insieme per capire bene il clima... ma intanto leggete un pò la memoria che scherzi fa :

"Da più di 25 anni sono uno dei 12mila lavoratori dell'Ilva di Taranto e da pochi mesi il direttore dello stabilimento e delle aree a caldo di questo impianto, quest'ultimo incarico per nomina dei custodi giudiziari", spiega Buffo, aggiungendo: "Mi sono sempre assunto le mie responsabilità e intendo continuare a farlo, rimanendo al mio posto. In tutti questi mesi, ogni giorno, ho scritto ai custodi quello che stiamo facendo per dare seguito alle richieste del Tribunale di Taranto, e prima ancora dell'Aia". "Ieri mi è arrivato un avviso di garanzia in cui tutto questo lavoro, documentato e relazionato fin nei minimi dettagli, viene semplicemente ignorato", spiega, aggiungendo: "Io ho la certezza di essere a posto con la legge e con la mia coscienza. E per questo continuerò ad essere con orgoglio e senso di responsabilità direttore di questo stabilimento e uno dei 12 mila lavoratori dell'Ilva di Taranto". "Orgoglio - conclude Buffo - che ho provato oggi parlando con gli operai sotto la direzione per tranquillizzarli sul nostro futuro".

Ma a questo punto meglio passare ai superiori, che è ora.

Il dottor Ferrante, attuale presidente ILVA ed ex prefetto


Il dottor Ferrante, grannavigatore dell'apparato statale e non dell'industria (il che suggerisce come da tempo la proprietà suggerisca certi impossibili scaricabarile), si presenta relativamente al caso ILVA con una concezione tutta sua, cioè tutta loro. Scaccia Archinà come se fosse una mela marcia, invece che il tessitore che le intercettazioni suggeriscono (dal senatore Vico al direttore del Taranto-buona-sera Mascellaro...), assicura che tutte le emissioni ILVA sono in regola e non vi è problema alcuno (subito seguito a ruota dal ministro Clini), regala panini e bibite agli scioperanti pro-azienda e giura solennemente il contrario a Gad Lerner, durante la celebre trasferta tarantina.
E' nominato custode e compie immediati atti incompatibili con la carica, evidentemente e necessariamente terza alle parti.
Si sorprende della confisca di beni lavorati, in costanza di un sequestro esplicitamente rivolto alla bonifica e non alla produzione, decidendo di impugnare per l'ennesima volta il provvedimento giurisdizionale. Finisce indagato, per non aver da corso per tempo alle richieste del GIP e dei custodi, continuando intemerato ogni attività a ritmo più che sostenuto, nonostante ripetuti ammonimenti.
E oggi questo dichiara:
"Con l'angoscia per un lavoratore che e' ancora disperso, grazie a tutti i lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto per la grande competenza, tempestivita' ed efficienza con cui hanno reagito in questa giornata drammatica". 
"Nonostante la tensione per gli accadimenti di queste ultime settimane, ogni lavoratore ha dato il proprio contributo con estrema professionalita' e lucidita' e cio' ha permesso di gestire l'emergenza in modo esemplare, mettendo immediatamente in sicurezza lo stabilimento. L'Ilva di Taranto e' un modello anche come comunita' di lavoratori, di persone e di organizzazione e sono fiero di farne parte"
Peccato che una settimana fa sia morto un dipendente ILVA alla movimentazione ferroviaria, il quale lavorava a tutta velocità e da solo. Quando i lavoratori del settore domandavano ad alta voce che si prendessero provvedimenti per un'attività troppo rischiosa da farsi in solitaria e altri incidenti fossero già occorsi, senza che nulla fosse mutato.
Peccato che poche ore fa questo si debba leggere su "il Mattino" online:

L'operaio dell'Ilva, disperso nell'area porto del terzo sporgente in seguito alla tromba d'aria abbattutasi sulla città, forse non doveva trovarsi lì. È quanto denuncia un operaio dell'Ilva, Cataldo Ranieri, esponente del comitato "Cittadini e lavoratori liberi e pensanti", intervenuto «a titolo personale» a una conferenza stampa indetta dal presidente dei Verdi, Angelo Bonelli. Secondo quanto riferito da Ranieri, l'episodio è avvenuto in un'area che è sotto sequestro con facoltà d'uso da anni. La gru sulla quale si trovava a lavorare l'operaio è provvista di un anemometro, sistema di sicurezza che, in caso di condizioni meteorologiche avverse come quelle di oggi, blocca automaticamente l'impianto. «Per questo - ha detto Ranieri - non si comprende come mai l'operaio si trovasse nella cabina a manovrare la gru. L'unica maniera per far funzionare il macchinario è quella di disinserire il sistema di sicurezza»

Di certo fa un bell'ensamble con gli altri protagonisti, di cui uno latitante. Del quale parliamo adesso.

Fabio Riva "o'latitante", vicepresidente ILVA, figlio di Emilio


Fabio Riva, ormai noto come "o' latitante", ovvero "lo Schettino dell'acciaio".
Di lui non sappiamo molto a parte quanto scritto di recentissimo, se non che vicepresiede Riva Fire e supplisce al padre. Di certo non ha risparmiato dichiarazioni aziendaliste, di impegno personale e familiare, per cui mai avrebbe abbandonato Taranto. E invece ha abbandonato direttemente la nazione.
Intercettato più e più volte, oltre a mostrare una certa insensibilità, diciamo, nei confronti della vita altrui, è risultato molto interessato alle discussioni ministeriali e regionali, relative ai limiti di emissioni imposti teoricamente all'azienda, ricevendo informazioni sui dipartimenti governativi ed il personale preposto.
Pratiche certamente italiane, che non hanno però molto a che fare con la serietà che queste vicende imporrebbero.
I conti lussemburghesi e variamente off-shore della famiglia e della finanziaria dell'azienda sono ancora a sua disposizione.
E se ci mettiamo che imprenditori occhiuti come i Riva non hanno ovviamente reso possibile il reperimento dei loro maggior fondi alla Guardia di Finanza, sguinzagliata assai tardivamente alla ricerca dei lucri miliardari, capirete che Riva junior ha parecchi assi nella manica.
Inutile anche dire, ma forse ci torneremo, che un'autorizzazione AIA sin dall'origine dovrebbe prevedere, come affermano autorevoli tecnici dell'ARPA Puglia, una somma depositata a garanzia, per eventuali e non tanto improbabili danni (pensate alla tromba d'aria odierna...) e per una dismissione che prima o poi avverrà.
Sorvoliamo in questa sede sulla storia dei Riva a Taranto. In rete troverete moltissimo, dall'acquisizione (grazie Prodi e Dini...) ai numerosi processi grazie a cui il patron Emilio è oggi pluripregiudicato.

Il presidente della provincia Florido, il sindaco Ippazio Stefano, il senatore Ludovico Vico, buoni comprimari


Gianni Florido, Ezio Stefano
Del sindaco Stefano si può dire tutto ed il contrario di tutto, come egli stesso generalmente fa parlando di altre persone o cose.
Di certo ha più volte denunziato, ma senza alcun vigore, la situazione difficile dell'ILVA.
Di certo ha azzardato in passato dichiarazioni positive e speranzose, accettato osceni compromessi quali la regalia delle modestissime fontanelle (in un cimitero lordato atrocemente dai donanti), emesso ordinanze surreali stile divieto di gioco nei giardinetti per i bambini. Lui pediatra.
Di certo non ha ben utilizzato i poteri che la legge gli da, quale primo cittadino. Pilatesco.
Eccovi qui le ultime dichiarazioni su intercettazioni che, come al solito e contrariamente a quanto leggete nella dichiarazione di Stefàno, rivelano un livello di contiguità tra controllante e controllato, tra impresa ed istituzioni, al limite dell'indecenza:

 «Non conosco le intercettazioni, non le ho lette, ma chi amministra un’istituzione ha il dovere e la responsabilità di dialogare, ovviamente a condizione che si dialoghi per la tutela dell’interesse pubblico»


Il presidente Florido, ex sindacalista Cisl, oltre ad essersi candidato in passato a sindaco di Taranto volendo conservare al contempo la carica di presidente della provincia, altro despota in pectore, nel caso specifico dell'ILVA può vantare un assessore della giunta, quello all'ambiente, in stato di detenzione, ma soprattutto si è reso personalmente responsabile della famigerata revoca alla costituzione di parte civile in uno dei processi intentati contro l'ILVA, alla fine vinto dagli attori.
In cambio di fantomatiche collinette a protezione del quartiere Tamburi.
Leggiamo oggi sul Giornale qualche perla della signora Daniela Fumarola, sindacalista Cisl, citata quale persona molto vicina al presidente Florido (presidente Pd della provincia di Taranto, ex Cisl), ma soprattutto quale persona molto vicina all'ILVA.
In una telefonata con l'immancabile Archinà ecco cosa emerge:

La telefonata ad Archinà si trasforma, però, ben presto in un processo a Giorgio Assennato, il tanto vituperato direttore dell'Arpa Puglia autore di una relazione durissima nei confronti dell'Ilva e, secondo il giudice, destinatario delle pressioni del governatore Vendola a favore proprio della multinazionale dell'acciaio. Per la Fumarola, il direttore dell'agenzia regionale è un «rimbambito, evanescente e difensore degli ambientalisti». «Non hai sentito pure nel suo intervento che ha detto: non avete citato gli ambientalisti! Ma allora sei un cretino patentato, scusa eh! Ma io gliel'ho pure detto dopo, gli ho detto: “Ma mi scusi, ma che cosa devo difendere gli ambientalisti che stanno a massacrarci ogni giorno? Noi dobbiamo difendere chi costruisce un percorso”».


Il senatore Ludovico Vico, ex sindacalista CGIL, ha proseguito nella sua strada di vicinanza alla grande mamma ILVA nel corso degli anni. Ennesimo "fu candidato" alla poltrona di sindaco di Taranto, dall'alto dello scranno senatoriale nulla ha mosso per aiutare la popolazione a gestire i suoi infiniti problemi. Scopriamo oggi dalle intercettazioni che addirittura  pare aver fatto il contrario, tenendosi in costante contatto con la dirigenza del siderurgico e tentando di contrastare altri parlamentari che provavano, diversamente da lui, a sollevare la questione del siderurgico e del benzo(a)pirene, pericolosissimo elemento ampiamente presente nell'aria tarantina. Piccolo esempio

              “ALLA CAMERA DOBBIAMO FARGLI USCIRE IL SANGUE A DELLA SETA",

essendo appunto Roberto Della Seta il parlamentare fastidioso per i Riva. Molto colpevole, diremmo. Ed oggi, come nulla fosse, leggete quel che ci dice:

 ''C'e' un tempo per tutto, ora e' il tempo di dare risposte concrete e celeri a tutti coloro che rischiano di rimanere senza reddito e senza lavoro''. ''Il lavoro - continua - dovra' essere preservato e difeso con forza, perche' solo la liberta' e l'autonomia di tutte quelle famiglie puo' ristabilire un clima di lucidita' e ragionevolezza su un territorio che altrimenti diventerebbe terra di conquista per tutti. La strada e' quella del risanamento non quella della chiusura ed e' per questo che il Governo giovedi' dovra' mettere in campo tutti gli strumenti concessi dai suoi poteri costituzionali''.''Il Governo si e' trascinato per troppo tempo questa vicenda. Ora si tratta di trovare una soluzione definitiva anche attraverso l'obbligatorieta' dell'attivazione dell'Aia nell'interesse dell'ambiente, della salute e del lavoro''.


Ci auguriamo che questo breve assemblaggio di volti, fatti, notizie, episodi storici, intercettazioni, dichiarazioni, cronache, biografie possa esser utile per comprendere meglio la vicenda in corso. 
Al fine di esser più consapevoli di come le uniche speranze di dignità, sviluppo e salute dipendano dalla presa di coscienza autonoma di una città che, almeno ultimamente, è stata capace di grandi manifestazioni collettive, per la prima volta nella sua storia apparentemente laiche e propositive.

Questo video, già da noi pubblicato, valga come augurio e proposta per il futuro prossimo.

34 commenti:

  1. RIGUARDO L'ARTICOLO DEL CORRIERE DA LEI CITATO CHE CONFERMA TUTTE LE NEFASTE PREVISIONI:
    ALCUNI PASSAGGI:"Il governo intanto sta lavorando su un decreto, di due articoli, da sottoporre al consiglio dei ministri: per 24 mesi, a decorrere dall'entrata in vigore del decreto, l'Autorizzazione Integrata Ambientale, rilasciata il 26 ottobre all'Ilva, «esplica in ogni caso effetto» e per ciò, dopo l'ok al decreto, «è in ogni caso autorizzata la prosecuzione dell'attività». Nel secondo articolo si prevede che durante i 24 mesi indicati «la responsabilità della conduzione degli impianti dello stabilimento resta, anche ai fini dell'osservanza di ogni obbligo, di legge o disposto in via amministrativa, inerente il controllo delle emissioni, imputabile esclusivamente all'impresa titolare dell'autorizzazione all'esercizio degli stessi sotto il controllo dell'autoritá amministrativa competente». Ovvero all'Ilva stessa. Alla scadenza dei due anni, «previa verifica dell'integrale osservanza degli obblighi», l'Autorità amministrativa competente procede «entro 15 giorni alla conferma o alla revoca del provvedimento di autorizzazione integrata ambientale», con «ogni conseguenza prevista dalla normativa di legge».

    CIOE' ILVA RIMANE APERTA GLI DICIAMO DI METTERE LA FABBRICA IN ORDINE COME DA AIA E TRA DUE ANNI VEDIAMO. PECCATO CHE ILVA HA GIA' DETTO DI AVERE UN PIANO DI RISANAMENTO DIVERSO DA QUANTO PREVISTO NEL DETTAGLIO DALL'AIA

    «Dire, come qualche mascalzone ha scritto sulla stampa, che con il decreto il governo legittima gli omicidi a Taranto», usa «toni fuori dalla legalità e dalla legittimità. Sono «storie che non servono ad affrontare la crisi di Taranto, ma a far crescere tensione sociale e angoscia sulla base di informazioni che sono totalmente false».

    INNANZI TUTTO MASCALZONE E' SEMMAI LUI E LA SITUAZIONE DI ILLEGALITA' E' QUELLA PRESENTE DA DECENNI NON IL TONO SU UN ARTICOLO


    RIGUARDO ALLA SOLUZIONE PER AFFRONTARE LA CRISI DI TARANTO:

    1) LO STATO PAGA UNA COMPENSAZIONE A TUTTE LE FAMIGLIE DI TARANTO PER DANNI ARRECATI ALLA SALUTE DEI SUOI CITTADINI A CAUSA DI MANCATA MANUTENZIONE SOTTO GESTIONE STATALE FINO AL 1995

    2) LO STATO PAGA MOMENTANEAMENTE CASSA INTEGRAZIONE AGLI OPERAI E SUCCESSIVAMENTE DECIDE SE TENERE APERTO LO STABILIMENTO E METTERLO A NORMA O AFFRONTARE I COSTI SOCIALI DELLA SUA CHIUSURA RIVALENDOSI POI FINANZIARIAMENTE SU INADENPIENZE DEL GRUPPO RIVA QUALORA DOVESSERO ESSERE DIMOSTRATE IN SEDE PENALE

    QUESTO MI PARE GIUSTO E LINEARE CON UN PICCOLO PARTICOLARE: LO STATO NON HA I SOLDI E PREFERISCE LA SOLUZIONE ARRAFFAZZONATA
    COME MAI NON HA I SOLDI? PERCHE' SE LI E' SPESI TUTTI IN AMMINISTRATORI, POLITICI, MINISTERI ETC ETC

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    1. Quello che lei scrive ha molte ragioni.
      Ma presuppone un paese ed uno stato capace di serietà e di assunzione di responsabilità.
      Così non è...
      E' invece proprio come scriveva il grande Flaiano:
      "La situazione politica in Italia è grave, ma non è seria"
      .)

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    2. SONO D'ACCORDO
      VISTO PERO' CHE LO STATO, O MEGLIO I SUOI MINISTRI ED IN ULTIMA ISTANZA IL PARLAMENTO ED IL SUO SENATO NON SI ASSUMONO RESPONSABILITA' MA ANZI SONO MOLTO SPESSO IN COMBUTTA, I CITTADINI DOVREBBERO FAR RICORSO ALLA GIUSTIZIA PENALE (CHE POI E' GROSSO MODO QUELLO CHE STA SUCCEDENDO) E SE QUESTO NON E' ABBASTANZA ALLA CORTE EUROPEACOMUNQUE DETTO QUESTO ECCO A VOI LA PORCATA :

      http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/cronaca/2012/29-novembre-2012/decreto-legge-ilva-sequestri-inefficacise-incompatibili-l-aia-2112939423102.shtml

      RIPORTO COSA PREVEDE L'AIA PER LE EMISSIONI IN ARIA: Prescrive, tra le altre cose, lo spegnimento dell’altoforno 1 da subito, dell’altoforno 5 dal luglio del 2014, interventi su Afo 2 e 4, la copertura dei parchi minerali, la chiusura di settanta chilometri di nastri trasportatori e degli edifici industriali, la fermata di una serie di batterie, nuovi sistemi di scarico dei materiali dalle navi per eliminare completamente la dispersione di polveri, e altre misure che mirano ad azzerare qualsivoglia tipo di emissione dannosa alla salute e all’ambiente.

      ILVA HA GIA' DICHIARATO CHE QUESTO NON LO FA

      COSA DIRE DI PIU?

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  2. Una contumacia, quella di Riva, tanto più grave se si considera che il legale rappresentante della sua impresa è stato per trent'anni un uomo delle istituzioni: il presidente Bruno Ferrante. È l'ex vice capo della polizia ed ex prefetto di Milano, il quale nel corso della sua lunga e molto apprezzata carriera pubblica ha ricoperto incarichi importantissimi. Per esempio, quello di capo di gabinetto dell'attuale presidente della Repubblica Giorgio Napolitano quando questi era ministro dell'Interno, oppure quello di alto commissario di governo per la lotta alla corruzione.

    Nel 2006 ha pure conteso senza successo a Letizia Moratti la poltrona di sindaco di Milano, dopo aver sconfitto alle primarie del centrosinistra il premio Nobel Dario Fo. Proprio durante quella campagna elettorale ha dichiarato in un'intervista a Repubblica: «Ho vissuto tutta la mia vita credendo nel rispetto della legalità e delle regole». Può un ex prefetto restare presidente di un'azienda il cui imprenditore è destinatario di un ordine di cattura e sceglie la strada della latitanza?


    Dunque il pd di Bersani al solito c'è dentro con tutte le scarpe...

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    1. Pannella diceva che litigavano di giorno e andavano a rubare insieme di notte.

      I colori erano diversi ma l'arte era la stessa. Serbo-progressisti e croato-conservatori.

      Uniti nella politica comune (solidarista e operaista ma comunque statalista) di fare grandi strutture parastatali sollevate dalla legge che producono consenso.

      Cencellianamente distribuito, a ognuno il suo.

      Franza o Spagna purché se magna; il diritto è per gli inglesi o per i borghesi.

      Oggi i Cataldo Ranieri e quelli come lui rivendicano integrità: no ai ricatti, no a scambi umilianti salute/lavoro.

      Non ci sentiamo più schiavi, adesso ci sentiamo cittadini.

      Bene. Benissimo. In tempi migliori Pannella lo avrebbe chiamato compagno radicale ad honorem.

      Ma neanche Pannella (che pure aveva previsto la guerra che sarebbe venuta, come ho anche scritto) ha potuto metterci al riparo da questo esito disastroso, della sospensione anche formale della legalità ordinaria.

      Forse anche per Ranieri ormai è tardi.

      C'è di buono che finalmente mi piacciono alcuni dei commenti che leggo qui.

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    2. Il grano sarà separato dalla pula solo nell'ultimo giorno, non aver sempre fretta :)
      E tra l'altro non so se l'ultimo giorno vorrò esserci :O

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  3. DAL TARANTO SERA:
    "Il provvedimento legislativo cesellato da Corrado Clini (ministro dell’Ambiente che Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, a Ballarò ha chiamato ministro dell’Industria) per i magistrati tarantini rischia di considerarsi come “un provvedimento ad aziendam, che viola il principio di uguaglianza previsto dall’articolo 3 della Costituzione, e l’articolo 32 sul diritto alla salute”, come si sussurra in via Marche. Il decreto, è la tesi, assorbe l’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale, ma di fatto è un lasciapas-sare per la commissione di reati. Considerazioni che i magistrati tarantini sarebbero pronti a mettere nero su bianco in un ricorso da presentarsi alla Consulta, che segnerebbe un conflitto tra poteri della Stato (esecutivo e giudiziario) senza precedenti per l’importanza della posta in gioco - la salute, l’indirizzo economico nazionale, il lavoro - e per il grado di contrapposizione, fortissima, tra due pilastri di un sistema democratico."
    FORTUNATAMENTE C'E' QUALCUNO CHE HA QUALCHE NEURONE IN FUNZIONE
    QUESTO MOSTRA CHIARAMENTE CHE RAZZA DI INCOMPETENTI ABBIAMO PERFINO ALLE PIU' ALTE CARICHE GOVERNATIVE

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  4. A CONFERMA DI TUTTE LE CRITICHE POSTATE DU QUESTO BLOG ECCO QUA UN'ARTICOLO DI REPUBBLICA FRESCO FRESCO:

    "Diciotto grandi impianti fuorilegge e l'Unione europea ci condanna
    ROMA - In Italia ci sono 18 impianti industriali, alcuni di enormi dimensioni, che per l'Unione Europea sono "fuorilegge". Non hanno ancora ottenuto l'Aia, l'Autorizzazione integrata ambientale, che deve essere rilasciata dalla Commissione istruttoria Ippc del ministero dell'Ambiente. Una certificazione dal 2005 obbligatoria per il controllo degli inquinanti prodotti dagli stabilimenti industriali.

    Non ce l'ha ancora, ad esempio, la raffineria di Gela, la vera "altra Ilva" d'Italia, su cui la procura siciliana indaga da circa un decennio per varie ipotesi di inquinamento ambientale. Per ora l'unica cosa certa sono i dati ministeriali, risalenti al 2010, secondo i quali la raffineria gelese risulta essere l'impianto primo in Italia per immissioni in atmosfera di inquinanti quali ossido di zolfo (16.700 tonnellate, il doppio della raffineria di Augusta della Esso, che in questa classifica è seconda), benzene (26,5 tonnellate), mercurio (237 kg), oltre a cromo, ossido di azoto, arsenico, monossidio di carbonio e nichel, categorie in cui viene "battuta" proprio dall'Ilva di Taranto.

    E non hanno l'Aia nemmeno le centrali termoelettriche di Porto Torres, Vado Ligure, Mirafiori e la Spezia, l'impianto di produzione di acido solforico del nuovo polo di Portoscuso, lo stabilimento di Piombino delle acciaierie Lucchini, l'impianto chimico Versalis di Priolo (gruppo Eni) e quello della Tessenderlo a Verbania, uno degli ultimi a utilizzare ancora la tecnologia a mercurio. La lista delle istruttorie ancora aperta è riportata nell'ultimo dossier "Mal'Aria" di Legambiente, che mette nero su bianco lo stato dell'arte delle autorizzazioni Aia, i certificati che integrano in un unico documento i vari permessi preesistenti al 2005, con la finalità di ridurre, controllare e monitorare gli inquinanti prodotti. Secondo la direttiva europea 96/61 dovevano essere tutte rilasciate entro il 30 ottobre del 2007. Ma l'Italia è in forte ritardo.

    Al 22 ottobre di quest'anno, 160 provvedimenti Aia nazionali giacevano in fase istruttoria alla Commissione Ippc del ministero (formata da 23 soggetti tra cui docenti universitari, magistrati, fisici, ingegneri, geologi e chimici), a fronte di 153 autorizzazioni già concesse. Tra le pratiche ancora da chiudere ci sono 121 aggiornamenti, 4 riesami, 13 rinnovi e soprattutto 18 impianti esistenti senza Aia, e che quindi non rispettano gli standard di esercizio ed emissione previsti dall'Ue. "E' evidente l'inefficienza di questa Commissione Ippc - commenta Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente - che è già costata all'Italia una condanna alla Corte di giustizia europea il 31 marzo del 2011. Non è possibile che una situazione esplosiva come quella di Gela (dove il tasso di bambini malformati è sei volte di quello del resto dell'Italia e i casi di tumore e malattie renali hanno un'incidenza doppia rispetto alla media nazionale, ndr) non sia ancora regolamentata".

    SE VOLESTE VEDERE CHE RAZZA DI SCEMPIO STA ACCADENDO ANDATE SU QUESTO LINK

    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/10/08/news/tutte_le_ilva_d_italia-44129554/

    GRAZIE A DIO L'EUROPA PUNISCE L'ITALIA E GLI ITALIANI ONESTI CHE CI RIMETTONO LA PELLE DOVREBBERO UNIRSI ALL'EUROPA NEL COMUNE SFORZO DI PUNIRE QUESTI LADRI

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  5. "La cosa più triste è che le uniche forze economiche nel nostro paese in grado di rilevare l’Ilva, di bonificarla e di rimetterla sul mercato, sarebbero le organizzazioni criminali". Questa frase è stata pronunciata da Roberto Saviano, siete d'accordo?

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  6. NO. Evidentemente Roberto ancora non ha capito bene dove vive e che succede.
    O proprio non ce la fa a non buttar tutto in psicodramma casalese... parla del resto ad un’Italia che, pur essendone circondata, non sa nemmeno un pò cosa sia "criminalità"...
    Se fossero in grado l'avrebbero già fatto.
    Avrebbero già puntato la pistola alla tempia dei Riva da lunghi anni...

    Non so se siete mai stati, che so, in un ristorante o albergo gestito dalla malavita... vi accorgereste, nel caso, che l'atmosfera non è buona e che non tutto funziona come dovrebbe. Anzi.
    Se il personale o la dirigenza proviene da quei lombi, la customer care non sarà sviluppata, per usare eufemismi. E gli appunti della clientela non saranno presi affatto bene...
    Se poi parliamo di una malavita completamente riciclata, magari da un paio di generazioni, beh... non è già più malavita. Perché nelle organizzazioni criminali quel che conta, alla fine, è la forza. La capacità di accettare e portare sfide mortali... o, nella migliore delle ipotesi, carcerazioni decennali... bene, capirete da voi come ciò si sposi male con l'attitudine dell'imprenditore, dello scienziato, dell'ingegnere, del finanziere, che spesso "male" fanno, ma non nella maniera tipica e diretta dell'associazione criminale.
    Né ne desiderano i rischi.
    Prendete ad esempio Mafia, Camorra e 'Ndrangheta... vi pare abbiano approntato, gestito, favorito lo sviluppo delle zone di cui sono padrone assolute?
    L'avessero fatto, del resto, non potrebbero certo contare su tanta "manodopera" a basso costo...
    Palermo, Napoli, Reggio possono essere belle, affascinanti... ma di certo non spiccano nè per bonifiche nè per mercato.
    Gli strumenti con cui la criminalità entra e sviluppa il business, ovvero la soppressione manu militari della concorrenza e l'imposizione dei propri servigi, non coincidono con alcuno sviluppo reale nè tantomeno con la gestione di complessi industriali dalla gigantesche dimensioni o di nuovi ritrovati della tecnica.
    La delinquenza, insomma, è fatto sempre parassitario, assai difficilmente è in grado di generare produttività economica effettiva.
    E' per questo che "stati criminali" propriamente detti, che dovremmo ipotizzare come comunità umane dedite all'arbitrio, alla rapina dell'uno contro l'altro, alla violenza omicida, alla legge del più forte sempre e comunque, hanno avuto storicamente sempre breve durata, poichè sconfitti dal mondo esterno, che nel frattempo li surclassava in potenza e li soggiogava.

    Se poi per criminalità organizzata intendiamo anche i grandi gruppi industriali, che sovente si servono della malavita e ad essa servono (molti, moltissimi casi in Italia), allora si può discutere.
    Ma parliamo sempre di cattivi sillogismi, con una grande ambiguità del termine medio. Per dirla alla Aristotele.
    C'è da definire insomma cosa sia criminalità organizzata.
    Nell'accezione abituale del termine, non posso se non sconfessare Roberto Saviano.
    Che spesso non perde occasione per non tacere.

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    1. Con "in grado di" probabilmente il buon Roberto non si riferiva allo spessore antropologico ma alla disponibilita´ di denaro.

      Poi non lo so se i malavitosi siano solo quelli con la coppola.

      Ma su quelli con la coppola mi sento di portare un argomento sterilment eintellettualoide, stasera sto cosi´.

      L´argomento e` questo: i malavitosi con la coppola hanno anche loro una cultura che sopra all´individuo colloca una astrazione.

      Chiamala forza, famiglia o quello che e`.

      E per essere efficienti e produttivi oggi gli individi devono essere riconosciuti al di sopra delle astrazioni.

      Le astrazioni, dal trascendente all´infamia (con in mezzo tutte le variazioni sul tema che vi vengono in mente) sono tutte equivalentemente dannose e nesaste.

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    2. Sui soldi ci siamo.
      Sulla capacità gestionale no.
      L'argomento che tiri fuori tu è degno di sede sua. Comunque in Italia ricordarlo spesso fa bene.

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  7. Nessuna persona al mondo dovrebbe mai essere posta di fronte ad una scelta di tale portata: cosa è più importante il lavoro o la salute? Di getto verrebbe spontaneo rispondere la salute; a mente fredda non credo che la risposta di tutti sarebbe questa; ai figli non si da da mangiare la salute, e di questi tempi avere un lavoro è un lusso che non tutti possono permettersi. Per questo gli operai se ne infischiano dei rischi che corrono lavorando e per questo ieri sera in strada gli operai festeggiavano a Genova come a Taranto. Sicuramente quello che sta accadendo è una tragedia per tutti, per gli abitanti della città che stanno subendo i danni di un disastro ambientale che ha portato gravissime conseguenze sul piano della salute dei cittadini, con l’aumento dei malati di cancro soprattutto nella fascia più giovane della popolazione. Ma il dramma lo stanno vivendo anche i 12 mila operai dell’Ilva che rischiano di perdere ciò che da loro da vivere, il proprio lavoro. Nella nostra Costituzione, che sempre più spesso è ignorata, calpestata, dimenticata, la salute e il lavoro hanno lo stesso peso, sono entrambi diritti,e non si può chiedere ai cittadini di scegliere o l’una o l’altro. Dovrebbe essere lo Stato, sempre lì si torna purtroppo, a garantire sia il diritto alla salute che il diritto al lavoro, e in questo caso anche la salvaguardia dell’ambiente. Sono anni che si sa che le emissioni dell’Ilva sono dannose, ma fino ad ora non si è fatto nulla per porre rimedio a questa cosa, facendo in modo che l’inquinamento proliferasse, ed ora, ad un tratto ci si rende conto di quanto queste emissioni siano dannose e si decide di chiudere la fabbrica. Non è solo l’Ilva, sono molte le fabbriche Italiane le cui emissioni sono dannose, ma gli industriali sono a stretto contatto con i politici e questo ha sempre fatto in modo che si innalzasse la soglia del tetto delle emissioni di fabbriche sempre più fatiscenti; a farne le spese sono poi cittadini e dipendenti. Lo Stato deve garantire la salute e l’impiego ai cittadini, e come abbiamo detto sopra deve anche garantire il rispetto dell’ambiente. Un diritto non può negare o escludere un altro diritto.

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    1. Oddio, teniamo sempre conto che il lavoro serve alla vita e non il contrario.
      E che se in vita si può sempre emigrare o aprire una friggitoria.
      In morte o con grave neoplasia in corso, invece, un bello stipendio garantito secondo la Costituzione (perchè noi comunque abbiamo finito per scambiare il diritto al lavoro con il diritto al posto di lavoro, che è altro) a poco serve.
      Su questo dobbiamo essere creduti sulla parola. Le statistiche ancora oggi non rendono il numero di casi "reali".
      Infine, come sosteneva un noto primario di ematologia, una cosa è produrre inquinando in un ambiente "vergine", come Taranto era 50 anni fa... una cosa proseguire adesso, quando tutto è sàturo.

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  8. VISTO CHE SCHIFO HANNO FATTO????

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    1. Caro anonimo, lo abbiamo visto.

      Speravo non sarebbero arrivati a tanto ma onestamente non posso neanche dire di essere completamente sorpreso.

      Adesso non rimane che stare a vedere

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  9. un braccio di ferro tra governo e magistratura e i cittadini/lavoratori stritolati nel mezzo

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  10. La tragedia è che questa situazione è diventata una guerra tra poveri...cittadini contro lavoratori....i lavoratori che hanno festeggiato nelle strade il decreto e i cittadini sgomenti e amareggiati difronte a quei festeggiamenti...E' una lotta tra chi deve dar da mangiare ai figli e chi li vede ammalarsi, una lotta che non avrà vincitori ma solo vinti. Troppo facile schierarsi da una parte o dall'altra, troppo facile dare giudizi e soluzioni, avere alti ideali, quando si sta a casa al caldo, mantenuti da mamma e papà, quando si guarda la situazione da fuori e la vita ti scorre davanti come un film, è tutto facile vero? In un mondo perfetto sarebbe normale chiudere tutto, impiegare nella bonifica tutti i lavoratori, in modo cne nessuno esca sconfitto da questa storia, ma questo non è un mondo perfetto, questa è l'Italia. Questa è l'Italia che noi tutti, e mi ci metto pure io, noi abbiamo costruito, quei politici su cui ora sputiamo sono quelli che abbiamo votato, anche voi, per anni. Ognuno ha il governo che si merita no? Quanto è vera oggi questa affermazione. Ci siamo fatti del male da soli, con la nostra codardia, con la scelta quotidiana di fare gli struzzi per il quieto vivere, perchè tanto le cose finchè capitano agli altri ci si può pure girare dall'altra parte... Finchè capitano agli altri. Ma voi lo sapete cosa significa non aver da mangiare? Essere sfrattati e trovarsi per strada con un bambino piccolo perchè non hai i soldi per l'affitto? Sapete cosa significa vedere tuo padre ammalarsi di cancro e morire a soli 33 anni per il lavoro? Ho vissuto entrambe le cose e non ce n'è una migliore e una peggiore... Non ci sono scelte da fare quando la scelta è solo il modo di morire. Non ci saranno vincitori in questa guerra ma solo vittime.

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    1. Monica,

      no in effetti quel che dice a me personalmente non e` capitato. Spero per questo di non perdere il titolo a parlare della faccenda.

      Perche´ se non altro un tumore potrebbe capitare a me o a qualcuna delle persone della mia vita.

      Quanto ai politici che abbiamo votato negli anni, chi scrive qui non ha mai scambiato il voto ne altro per nulla. Raccogliendo i frutti di questa scelta, nel bene e nel male. Forse ce lo siamo potuti permettere. Ma non abbiamo avuto sconti.

      Se c´e` qualcuno che ha fatto lo struzzo non e` chi scrive qui.

      Altri hanno scambiato voti, hanno affidato la mediazione ai parroci e a chissa quali altri compromessi sono scesi. Non noi.

      Quindi adesso, se non le spiace, leggere che per noi e` facile fare gli idealisti, mi risulta indigesto e mi pare ingeneroso.

      Non le sara´ sfuggito come esplicitamente su questo sito abbiamo indicato i radicali di Pannella con tutto quanto di settarismo e marginalita´ che un gruppo cosi´ piccolo necessariamente porta con se.

      Ma Pannella questo esito tragico lo aveva descritto per tempo. Io ho trangugiato il settarismo per l´integrita´.

      E lei, se posso chiedere, cosa votava all´epoca, Monica ?

      Capisco che le soluzioni proposte debbano essere concrete come dice qualcuno.

      Ma se se oggi siamo a questo e` esattamente perche´ siamo stati "concreti" cioe´ spregiudicati, negli anni.

      Se fossero stati un po meno concreti, i miei concittadini, oggi magari la scelta non sarebbe cosi´ amara.

      C´e` da sperare che stavolta, che la faccenda ha acquisito tanta risonanza, venga gestita un po meglio del solito e l´ammodernamento venga fatto una buona volta.

      Cosicche´, nonostante l´impianto continui a funzionare, i colpiti da tumore possano essere pochi o magari nessuno.

      Certo il compromesso e` pesante, giustizia per i caduti non se ne avra´. Ma speriamo serva a non far succedere a nessuno di rimanere per strada.

      Per il futuro, invece che prendersela con chi pontifica sui siti, suggerirei un po meno concretezza, di non fare gli struzzi, come dice lei, Monica, e un po piu di principi per tutti.

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    2. Ho imparato che i principi sono il fondamento su cui costruire la concretezza di un'intera esistenza. Non venga a parlare di principi con chi per non scendere a compromessi sta ancora lottando contro i mulini a vento, per se stessa e per gli altri. Qui nessuno pontifica e nessuno se la prende con nessuno, si riporta la discussione al fatto che leggi, statistiche e numeri, altro non hanno dietro che dietro di se storie personali, dolorose e laceranti, storie di morte e di quotidiana sofferenza, per dirla in una parola: PERSONE. Persone che dignitosamente, ogni giorno, lavorano e lottano, talvolta muoiono, proprio perchè dei valori ce li hanno e li difendono. A volte solo per un tozzo di pane, nel vero senso della parola. Persone che non hanno magari mai votato Pannella, ma non hanno neppure mai scambiato il loro voto per un posto di lavoro in qualche ministero, come purtroppo la realtà italiana insegna. Non ce lo scordiamo mai, che parte di questo paese alcuni l'hanno svenduto in cambio di voti, ma qualuno quei voti li ha dati. La risonanza della faccenda non cambierà le cose. Mi perdoni il pessimismo. Perchè non è la pubblica opinione ne la pubblica piazza a decidere. Purtroppo sono proprio le scelte individuali e quei principi che dovrebbero guidare la vita di ognuno, che hanno latitato nelle coscienze per anni, in tutte le coscienze. Io mi metto nel mucchio, pur sapendo di non avere colpa, ma nessuno può porsi in queste situazioni al di sopra degli altri, siamo tutti uguali difronte alla morte e dovremmo esserlo anche difronte alla vita e alla dignità. Quel che si dovrebbe chiedere non è un decreto ma un cambiamento sostanziale, epocale, forse addirittura, volendo sognare in grande, un impulso che muova le coscienze indivuali verso quei principi di cui troppo spesso ci si riempie la bocca senza essere disposti a sacrificare nulla per essi.

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    3. Monica

      direi che siamo daccordo su molte cose. Sul decreto, sulle statistihe, sui voti dati e non venduti.

      Ma non ho capito, le sembra che a chi scrive qui sfugga che dietro ai numeri ci siano persone ?

      Le sembra che ci mettiamo al di sopra del prossimo o che non ne riconosciamo gli sforzi ?

      Le sembra che invochiamo principi senza esser disposti a sacrificare nulla per essi ?

      Ce l´ha con noi ?

      Qual´e` la prova che vuole da noi ?

      Perche´ se le devo dire il vero per quanto questo blog sia dilettantistico e squilibrato per molti versi, mi pare che riesca a fare sostanzialmente servizio pubblico di un livello ben superiore a quello di molta stampa cosiddetta professionale.

      Questo e` il nostro contributo. Non sara´ risolutivo ma il sentimento che lei esprime mi pare ingeneroso.

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    4. No, mi scusi, mi sembra che parliamo la stessa lingua senza capirci... non ho puntato il dito contro di voi, ne mi sono riferita a voi in particolare mi sembra, o ha letto forse qualche riferimento nello specifico? Se l'ha letto non c'era affatto, ho espresso un'opinione, per una volta forse, in linea con le vostre, partendo da mie esperienze di vita e di lavoro, che tocco, purtroppo, quotidianamente.
      La mia era semplicemente un'opinione che non prendeva in considerazione i dati che spesso riportate, perchè sono già abbastanza esaurienti e l'evidenza di certi fatti/dati è innegabile e non discutibile, ma partiva da un semplice punto di vista differente, quello umano, non giuridico ne statistico.
      Senza voler dire che qui non se ne tenga conto, ma semplicemente per riportare l'attenzione su quello che per me, è il punto principale: la scelta lacerante che si trovano a vivere quotidianamente i lavoratori in realtà come l'Ilva ma non solo l'Ilva. E le alternative che possiamo proporgli, perchè non si trovino a dover scegliere davvero solo tra due modi differenti di morire, ma di vivere. Si sta creando una guerra tra poveri, tra lavoratori e cittadini, tra Genova e Taranto anche, se vogliamo parlarne. Ho visto i lavoratori di Genova piangere di gioia e festeggiare nelle strade tutta la sera per quel decreto, ho visto gli studenti unirsi a loro in un abbraccio attorno al fuoco, che sembrava riportare a lotte non poi così lontane negli anni, ho visto tutta la città e dico tutta, nessuno escluso, applaudire i lavoratori in corteo, e per la prima volta in vita mia nessun automobilista si è lamentato delle ore di coda e della città bloccata. Ho visto queste scene e nel mentre, ho visto lo sgomento di Taranto difronte ad un decreto che non cambia un bel niente, che di fatto non modifica di una virgola la situazione, perchè le leggi c'erano già, bastava averle fatte rispettare prima. Questo decreto, sbaglierò, mi sembra rimandare il problema e avallare la situazione.
      C'è molta solidarietà tra la gente, ma c'è anche una frattura tra chi quel lavoro lo vuole disperatamente, non importa il prezzo da pagare, e chi, con le sue giustissime ragioni, chiuderebbe tutto. Ognuno ha sue ragioni, ma si rischia davvero di innescare uno scontro sociale, perchè salute e lavoro non possono e non devono escludersi a vicenda. Questa frattura sociale mi preoccupa e non poco.
      Non capisco dove esattamente ho dato giudizi ingenerosi nei vostri confronti, ma il solo fatto che uno vi legga e vi scriva non vi dovrebbe forse dare l'idea opposta? Indipendentemente dalle idee che si esprimono, non c'è forse un sottointeso rispetto nel rendere qualcuno partecipe delle proprie opinioni e nel volerle scambiare? Io la vedo così, ma è solo un'opinione personale come tutto ciò che scrivo e senza nessuna pretesa...

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    5. Monica

      adesso capisco cosa intende dire. Certo che chi scrive qui contribuisce e noi apprezziamo quasi ogni contributo. Io certamente apprezzo il suo, qualificato ed accorato.

      Il mezzo porta a equivocare con facilita´.

      Quanto al nostro approccio "fattuale" le propongo alcune osservazioni.

      Io e l´Abate siamo due uomini. Probabilmente quello empatico non e` il taglio che riusciamo ad esprimere immediatamente.

      Io poi, personalmente, ho anche un problema di metodo con le considerazioni emotive di cui lei esprime desiderio.

      Ad esempio lei dice che rischiamo la guerra fra poveri, che il decreto e` iniquo perche´ avalla una situazione disumana.

      E sono daccordo con entrambe le osservazioni.

      Che poi se la legge fosse stata rispettata per tempo oggi non saremmo qui non sa quanto mi sia caro come argomento.

      Ma qual´e` la sua ricetta ?

      Perche´ sembra che per quanto non vorremmo la scelta fra la borsa e la vita la dovremo fare. Anzi pare sia stata gia´ fatta.

      Il mio timore e` che l´approccio empatico, come dice lei, porti lontano da alcuni fatti centrali.

      Per quel che mi riguarda e` importante che tutti, anche gli operai genovesi, riflettano su qual´e` il costo umano non del loro posto di lavoro, ma del non rispetto delle leggi.

      A proposito del rispetto della legge, la vorrei invitare a leggere un breve pezzo che ho scritto a luglio, questo

      http://corporeuscorpora.blogspot.it/2012/07/la-borsa-o-la-vita.html

      Quanto alla guerra fra poveri, le vorrei proporre un altro pezzo, questo:

      http://corporeuscorpora.blogspot.it/2012/10/competitivita.html

      Ma vorrei citare direttamente qui il vecchio Pannella che nel 1994 disse:

      "
      Taranto non è l’Ilva, è sbagliato appiattire la città sul suo stabilimento. Chi annuncia e chi prepara la guerra di Taranto vuol prendere per i fondelli i tarantini. Si tratta delle stesse persone, dello stesso regime, che hanno trasmesso a questa città una cultura assistenzialistica e che ora vogliono la guerra"

      La guerra, come vede, ci fu chi la prefigurava. Nel 94.

      In questo altro articolo,

      http://notizie.radicali.it/articolo/2012-07-27/editoriale/taranto-e-le-prediche-inutili-di-marco-pannella-futura-memoria

      puo´ leggere

      "Era il 1994 e Marco Pannella intervistato da Lucio Maraini affermava: “l’Ilva doveva essere chiusa da tempo…le privatizzazioni di realtà patrimoniali pubbliche non devono necessariamente comportare una “fedeltà al comparto” dei disegni industriali privati. Bisogna riflettere, riconcepire, valutare i costi economici del recupero, valutare i benefici di soluzioni alternative. Ma l’Ilva è quella stessa Taranto che se, ad esempio, avesse visto impiegare un decimo dei capitali gettati negli altiforni, per valorizzare il suo immenso capitale di bellezza, di storia, di cultura, sarebbe “ricca” oggi di masse di “turisti” non di massa”."

      Sempre nel 94.

      E questo e` l´amante dei massacri sociali. Menre la paladina Camusso oggi gongola perche´ i morti in piu´ che l´Ilva fara´ nel 2013 e nel 2014 probabilmente sono marginali nell´ambito della sua mission.

      Salvo chiamarle stragi "liberiste"

      Lo so che questi discorsi di bottega non sembrano all´altezza della situazione ma io non sono uno statista.

      Tre giorni fa e` scomparso un mio coetaneo con cui giocavo da bambino dopo due trapianti di midollo non riusciti.

      E noi abbiamo decretato che spareremo nel mucchio per un altro paio di anni. Dalla Camusso agli operai di Genova ai parroci tutti a tirare il fiato. Altro che lato umano.

      Allora non sara´ empatico ed umano ma per me e` importante, per chi rimane, fare chiarezza sulle scelte, le convenienze, i costi, delle scelte fatte, da tutti e da ognuno.

      Perche´ solo cosi´ si puo´ sperare che non riaccada.

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    6. Naturalmente, se fosse lei stessa a volerci sottoporre un suo contributo sul tema, saremmo lieti di considerarlo per la pubblicazione.

      Non siamo in grado di offrire compensi, noi stessi non ricaviamo nulla da questo blog.

      Ma sarebbe per noi una gradita occasione di variare le sensibilita´ espresse qui ed ampliare l´offerta a chi ci segue.

      Potrebbe essere la nostra corrispondente a ... Genova ;-)

      Grazie comunuqe

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  11. http://beppegrillotaranto.wordpress.com/parla-un-operaio-ilva/
    Questo è il resoconto di un incubo chiamato lavoro all'ILVA, inviterei a leggerlo a tutti coloro che "criticano" gli operai ILVA che difendono il loro posto di lavoro e si chiedono perchè. Lo difendono nonostante le condizioni siano quelle descritte in questo post che fa sembrare l'inferno dantesco un villaggio vacanze, lo fanno pur sapendo che hanno buone possibilità di morire, se non per mancanza di sicurezza per qualche malattia che li divorerà prima o poi, senza lasciargli scampo. Lo fanno per dare ai loro figli la possibilità di andarsene da lì, se riusciranno a diventare grandi, è una possibilità infinitesimale ma è meglio che niente. Ma questa descritta non è solo la situazione dell'ILVA ma di buona parte dei lavoratori di ogni fabbrica italiana. Quanta disperazione ci deve essere in un padre per difendere con le unghie e con i denti un lavoro del genere? Qual'è la scelta che gli offriamo? Un mio amico dice che il Sud può vivere di agricoltura e delle sue ricchezze naturali, che l'acciaio non serve, ed è verissimo, nella teoria. Ma nella pratica i figli mangiano tutte le sere e cosa gli diamo stasera nel piatto? Le alternative devono venire prima della chiusura non dopo, le soluzioni devono essere praticabili, realizzabili in tempi brevi, ed io sinceramente non ne sento una che sia realistica e concreta, da nessuna parte politica ne sociale. gli operai non possono essere lasciati soli, se gli si offre un'alternativa credete che non se ne andrebbero subito? E' questo per cui dovrebbero lottare i sindacati per dare alternative alle persone, ma si sono svenduti pure loro. E' innegabile che a questo punto, dopo decenni di corruzione, istituzioni e industriali, sindacati, tutti dal primo all'ultimo siano troppo coinvolti e legati nei loro sporchi affari, per dare un segnale vero di svolta, che non può essere solo chiudere o non chiudere, ma invertire il processo industriale produttivo di un'intera nazione.

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  12. ALDOOREFICEBLOG2 dicembre 2012 11:49

    TUTTO GIUSTO CI VUOLE SOLIDARIETA' AGLI OPERAI CHE SONO QUELLI CHE PAGANO
    IL PREZZO PIU' ALTO MUOIONO SUL LAVORO E VEDONO MORIRE I LORO FIGLI.
    PER QUESTO SERVE UNA NAZIONALIZZAZIONE SENZA DELEGHE ALL'ILVA!!!!
    NON E' GIUSTO CHE RIVA ABBIA FATTO I SOLDI SULLA PELLE DEGLI OPERAI E POI SI PRENDA I
    PROFITTI MENTRE LO STATO PAGA PER BONIFICARE. LO STATO DEVE PRENDERSI L'ILVA E
    MANDARE IN GALERA CI HA SPECULATO SULLA VITA DELLA GENTE!!!!!!!!!

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  13. Mi devo scusare perchè, per carattere, sono una che si infiamma quando crede in qualcosa. Leggo dati, statistiche e decreti col cervello ma poi ragiono sempre col cuore e non filtro adeguatamente con la testa, frasi e parole. Il vostro approccio fattuale è perfetto, nel senso che è giusto vedere la situazione per com'è, con tutti i dati necessari per fare le valutazioni più opportune e i documenti che diffondete sono preziosi ed esaurienti.
    I concetti che si esprimiamo, almeno in questo caso, però, mi sembrano gli stessi.
    Credo che in questa situazione, comunque vada, non ci saranno vincitori, l'ho scritto all'inizio, ma solo vittime. Non ho neppure soluzioni, o meglio, con scarsa umiltà, ne avrei tante ma di ampio raggio, perchè come ho già scritto, non si tratta solo di chiudere o non chiudere, ma è un'inversione epocale di tendenza che si richiede all'intero settore, che dovrebbe esser preceduta da un'epocale inversione di tendenza politica, etica, sociale...troppe cose per un Paese in cui non ho più fiducia. Si sta andando a votare per scegliere tra Renzi e Bersani, se questo è il futuro che avanza...come si fa parlare di cambiamento? Per come stiamo messi adesso, politicamente parlando, non mi aspettavo niente di diverso da questo governo. Genova e gli operai genovesi conoscono bene la realtà di Taranto, le acciaierie di Cornigliano hanno lasciato la loro scia di morte anche qui. La storia non cambia mai. Qualcuno alla fine morirà comunque, di fame o di lavoro. E questo mi fa rabbia, una gran rabbia. Questo mi infiamma nell'animo e nelle parole. Nessuno dovrebbe essere mai posto difronte a questa scelta. Per quanto sembri apparentemente una scelta facile, quasi scontata, non credo lo sia per gli operai che la vivono in prima persona.
    Qualcuno sopra ha scritto "Nella nostra Costituzione, che sempre più spesso è ignorata, calpestata, dimenticata, la salute e il lavoro hanno lo stesso peso, sono entrambi diritti,e non si può chiedere ai cittadini di scegliere o l’una o l’altro. Dovrebbe essere lo Stato, sempre lì si torna purtroppo, a garantire sia il diritto alla salute che il diritto al lavoro, e in questo caso anche la salvaguardia dell’ambiente". Ecco io sono d'accordo che in qualche modo, lo Stato oggi, per riparare ai suoi errori di decenni, debba garantire entrambi i diritti, e non chiederci una scelta così lacerante.

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    1. Guardi sulla capacita´ di questo paese di essere serio sono daccordo. Siamo imbarazzati, su questo, io e l´abate.

      Anche sul fatto che dovrebbe essere lo stato a farsi carico di una situazione che ha creato lui, sono daccordo. Sono liberista ma non ideologicamente.

      Un punto di differenza che vedo e` che qualcuno possa trovarsi per strada a lei la fa arrabbiare

      A me invece mi fa arrabbiare di piu´ il fatto che alcuni dei dipendenti Ilva sono dei poco di buono che hanno venduto per poco la loro dignita´

      Io alla narrativa che i padroni e i boiardi hanno depredato e gli operai hanno solo subito non ci credo.

      Almeno alcuni degli operai hanno avallato. I padroni questa cosa non l´hanno fata da soli. C´e` chi da questa gestione ha tratto vantaggio. Forse meno dei Riva e dei loro vassalli, nondimeno hanno tratto vantaggio.

      Per cui adesso non mi dispiacerebbe se alcuni di questi signori dovessero assumersi almeno una parte della responsabilita di cio che hanno causato.

      A me e` questo, che mi fa arrabbiare.

      Riconosco che questa e` una differenza culutrale, probabilmente, fra me e lei.

      Forse la nostra sostanziale impotenza rispetto a questa situazione non e` del tutto un male, chissa come la esprimeremmo, la rabbia, se avessimo altri mezzi.

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    2. Sì mi fa arrabbiare che qualcuno si trovi per strada, magari con figli a cui dar da mangiare. Vivo del mio lavoro, non ho altro e se lo perdessi cosa farei? Mi metto sempre nei panni altrui, ma dipende dai panni.
      Se sono i panni di gente onesta che ha sempre faticato, dignitosamente, senza scendere a compromessi, allora mi metto nei loro panni, e mi fa arrabbiare che possano restare a casa perchè altri si son svenduti al migliore offerente. Mi fa arrabbiare che la gente muoia. E mi fanno arrabbiare le ingiustizie. Penso che debba pagare chi ha delle responsabilità, ma non quelli che non ne hanno, lavoratori o cittadini che siano. Non generalizzo, non ci sono tutti gli innocenti da una parte e i colpevoli dall'altra. Quando mi riferivo a chi ha dato voti in cambio di posti di lavoro non era un riferimento casuale, in questo Paese, se stiamo così è perchè ad alcuni ha fatto e fa comodo razzolare in questa situazione, a tutti i livelli. Però non tutti riusciamo ad adeguarci al compromesso, e neppure a girarci dall'altra parte, alcuni di noi si arrabbiano, per fortuna! La rabbia si può incanalare in molti modi, per non arrendersi, per cercare di migliorare le cose, ognuno nel suo piccolo può farlo. Sono convinta che si possa cambiare solo se ognuno si impegna a partire dal suo lavoro, dal suo contesto, dalle sue possibilità. Come la corruzione parte dal basso e arriva in alto, così il cambiamento parte dal basso, non parte mai dall'alto. E non importano le differenze culturali, o i motivi per cui ci si arrabbia. Se tutti si arrabbiassero, forse e dico forse, ci sarebbe una possibilità per questo Paese. Perchè la rabbia può diventare energia costruttiva e volontà di cambiamento, sempre meglio di questa apatia dilagante che vedo in giro, non crede?
      Comunque la ringrazio per il piacevole scambio di opinioni, buona serata.






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  14. ps il post sopra dove c'è il link al documento dell'operaio dell'ILVA è mio, anche se risulta anonimo. Non sono assolutamente proGrillo, ho solo trovato interessante quel link proprio perchè rendeva l'idea delle condizioni in cui gli operai lavorano ogni giorno.
    Scusate se ho approfittato dell'ospitalità oggi e mi sono dilungata parecchio.

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    1. Non si scusi, per quel che mi riguarda e` stato un piacere

      E comunque abbiano ospitato interventi ben meno interessanti dei suoi.

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    2. Inaudito...
      Una lunga serie di commenti che, in mia assenza pro weekend, non ha portato al bellum erga omnium ed a reciproci inviti ad abbandonare la rete, se non la vita!!!

      Un grande balzo per Corporeus corpora, un piccolo passo per l'umanità.

      :)

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    3. Inviti ad abbandonare la rete qui non se ne sono letti mai. Semmai ad abbandonare questo luogo. La rete e` un po´ piu´ vasta ;-)

      Su quelli ad abbandonare la vita, poi, non ne parliamo.

      Mi devo offendere ? ;-)

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    4. Ma noo... Era giusto per testare il livello di reazione :)

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