La Volkswagen ancora non va in bici, ma ci parla di demotorizzazione
Cari lettori,non ho scritto in questa sede per un po'. In alcuni post di qualche giorno fa (qui, qui e qui) ho visto quella che sento essere una caduta di stile per Corporeus Corpora.
Sebbene ritenga non conclusa la questione, ritengo anche di aver dato sufficienti indizi su come la pensi in merito.
Il lettore che dovesse domandarsi come possa io rimanere in una simile abbazia, mi sento di rassicurarlo. Quello dell'abate è stato un equivoco e nessuna intenzione discriminatoria era sottesa nelle sue parole.
Lo conosco personalmente e lo so per certo.
La sua delicatezza nell'affrontare simili questioni è pari a quella di un elefante in visita in una cristalleria colpito da un attacco di panico; ma si tratta pur sempre di una questione di stile e non di sostanza.
Per il momento penso di poter continuare a scrivere. Del resto, se il Dalai Lama ha ipotizzato l'inadeguatezza del pensiero religioso, io posso permettermi di collaborare con chi subisce qualche caduta di stile ogni tanto.
Mi riservo, naturalmente, di tornare sulla questione per cercare di definirla definitivamente, se mi concedete la pigrizia linguistica.
Ora, vorrei riprendere un altro argomento che pure avevo lasciato in sospeso. Quello dei sistemi di illuminazione per biciclette.
Ci porterà lontano, vedrete.

